A CURA DI DINA PIERALLINI ED ELENA BERMOND DES AMBROIS.
BIELLA. LANIFICIO MAURIZIO SELLA. 25 OTTOBRE – 3 DICEMBRE 2025.
Fotografie di CARMELO PATEA.
Nuovamente affollate per una costante presenza di visitatori alla bella e insolita mostra “CARTA. La forza espressiva della Paper Art”, le antiche stanze dello storico Lanificio Sella di Biella hanno ripreso vita, in questi giorni, per un’ occasione culturale che sta riscuotendo notevole successo.
Insolita, la Mostra, che è curata da Dina Pierallini ed Elena Bermond des Ambrois, propone una suggestiva serie di intense sculture realizzate appunto con un particolare materiale: la carta.
Curiose, romantiche. impregnate di serena dolcezza, ma anche forti di una vitalità inquietante, le opere esposte raccontano l’essere umano nei diversi momenti del suo spirito, riflessi nella postura del corpo.
Ecco quindi le favole, l’ingenuità e il candore del corpo infantile, il sogno, ma anche la forza conturbata della violenza, o l’insolita postura ricercata in appositi momenti di scelte ginniche. O forse anche la magia di un curiosi pozzo realizzato con specchi in cui compare il volto di chi si specchia, segno forse della ricerca del proprio io interiore attraverso l’immagine.
Un mondo di ricerca che, attraverso l’opera d’arte, induce sommessamente alla riflessione.
Gentile, simpatica, accattivante . Allestita nello spazio adiacente al grandioso salone espositivo della Fondazione Gianadda , la mostra “Leonard Gianadda. Sur les traces de TinTin” è una singolare rassegna d’arte che mette in luce la fantasia e la genialità ben nota dell’ideatore e fondatore del vivace centro culturale elvetico.
Si tratta di immagini fotografiche realizzate da Leonard Gianadda nel corso della sua prima attività come giovane reporter abbinate curiosamente alle avventure di un personaggio immaginario che compariva nelle strisce giornalistiche di un quotidiano degli anni ’60. Personaggio allora molto noto, seguito e ammirato dai giovani.
Più precisamente, il sottotitolo della mostra , che è curata da Sophia Cantinotti e Laurent Missbauer, autori anche del bel catalogo edito dalla Fondazione, recita “ Dialogo di immagini intorno al mondo”, realtà che puntualmente si ritrova nell’intero percorso dell’esposizione.
Leonard Gianadda con molta cura, realizza fotografie in cui compare imitando la posizione e gli atteggiamenti del noto personaggio del fumetto, regalando così a Tintin, con elegante ironia, una nuova dimensione di simpatica, rinnovata popolarità.
Spesso si tratta anche di una meticolosa individuazione dei luoghi in cui virtualmente si svolgono vicende legate ai percorsi del personaggio proprio come indica il titolo della rassegna: “sur les traces de Tintin”.
“ DA REMBRANDT A VAN GOGH “ COLLEZIONE ARMAND HAMMER, LOS ANGELES. FONDAZIONE PIERRE GIANADDA. MARTIGNY. SVIZZERA. 20 GIUGNO – 2 DICEMBRE 2025.
Con il consueto affollamento di visitatori e appassionati d’arte continuano le grandi mostre delle Stagioni Espositive alla Fondazione Pierre Gianadda di Martigny, dopo la scomparsa del grande fondatore dell’importante Centro culturale elvetico. Leonard Gianadda.
La mostra in corso è dedicata alla celebre raccolta di un collezionista di Los Angeles: Harmand Hammer, i cui capolavori spaziano da alcuni imponenti ritratti opera di Tiziano, Rubens, Rembrandt a ritratti e piccole sculture di Daumier fino a un lento prolungarsi di opere di grandi autori, quali Watteau, Goya, Corot.
Per attraversare la gioia gentile e assoluta dei paesaggi di Claude Monet, di Miller, Sisley fino alle scelte innovative e singolari di Gauguin e di Van Gogh, sfumando infine con opere di Touloue-Lautrect e di Vuillard.
E’ il grande impegno della “Fondazione Pierre Gianadda” che continua con la direzione del nuovo Presidente Francois Gianadda, la nutrita serie di proposte culturali che, dalle esposizioni d’arte spaziano alla musica con grandi concerti, ai vari Musei che iniziano dalle raccolte di reperti archeologici legati al sito romano-gallico in cui è sorta la Fondazione, ad un ricchissimo Museo dell’automobile, al grandioso Parco delle sculture che ospita opere di grandi celebri artisti del Novecento , fino all’edifico del Vecchio Arsenale che racchiude un’importante serie di documenti e ricordi.
La mostra in corso: “ Da Rembrandt a Van Gogh. Capolavori della Collezione Hammer” è curata da Cynthia Burlingham e Naoko Takahatake del Museo Armand Hammer di Los Angeles ai quali si deve anche il catalogo della rassegna, pubblicato dalla Fondazione Pierre Gianadda. MARIA TERESA MOLINERIS
Con la presentazione di nuovi, grandi spazi in cui sono collocate le opere, sono statti riaperti nei giorni scorsi i diversi piani della grande struttura edilizia creata agli inizi del Novecento: la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.
Un rinnovamento eccezionale, frutto di grandi interventi che riportano l’insieme all’originaria impostazione di grandezza.
“Completato il Lotto Zero di riqualificazione di parte degli spazi espositivi e di accoglienza – viene annunciato – riapre al pubblico il Secondo Piano dell’ edificio, chiuso da sei anni, che accoglie anche il “Deposito Vivente.”
E’ il nuovo allestimento delle Collezioni Permanenti ispirato ai temi delle mostre: luce, colore, tempo.
Percorso che è indicato come “Prima Risonanza” e si sviluppa accogliendo anche nuovi modi di offerta per la fruizione artistica delle opere.
Opere che – come propongono i curatori: Chiara Bertola, Elena Volpato e Fabio Cafagna – “sono state collocate in un percorso ideato in sintonia con le mostre della programmazione autunnale, distribuite in quindici sale , e hanno il preciso intento di “dialogare” fra loro in “Risonanze che consentono di rileggere opere note creando imprevedibili assonanze o contrasti visivi”.
Con la mostra dedicata a “Berthe Morisot. Pittrice Impressionista” allestita alla GAM per la stagione autunnale, si collega il nuovo discorso artistico delle Gallerie, siglato all’inizio da un dipinto del pittore biellese Lorenzo Delleani: “Le allieve” scelto tra le opere presenti nella Galleria, perché “seppur con pennellate più dense e tocchi meno leggeri e vibranti di quelli di Berthe Morisot , è maggiormente accostabile a livello stilistico e tematico alla produzione della pittrice”. “Pur in assenza della personalizzazione delle sensazioni e degli stati d’animo propri degli artisti impressionisti” a cui Berthe Morisot appartiene.
Nel nuovo percorso delle Risonanze è poi dedicato spazio ad altri dipinti del pittore Lorenzo Delleani in un fattivo “dialogo” con dipinti di altri autori orientate al medesimo soggetto.
Anche un’opera dell’artista biellese Michelangelo Pistoletto , uno “specchio specchiante”, è stata collocata con rilievo, nella grande sala in cui il maestro è chiamato a “dialogare” per un raffronto tematico con importanti artisti impegnati nella rappresentazione di “diversi aspetti della ritmicità cromatica, della musicalità, delle geometrie, della serialità e, infine , della città rutilante e di quella patinata” nelle diverse espressioni dell’arte moderna e contemporanea.
Da Migliara a Pellizza da Volpedo. Castello di Novara. 1 Novembre 2024 – 6 Aprile 2025. A cura di Elisabetta Chiodini. Catalogo M E T S Percorsi d’arte.
Con una nuova importante mostra: “PAESAGGI” REALTA’ IMPRESSIONE SIMBOLO. Da Migliara a Pellizza da Volpedo” inaugurata recentemente nelle storiche sale del Castello Visconteo, la Città di Novara prosegue con grandiose dimensioni il particolare cammino intrapreso nel mondo dell’arte.
Curata da Elisabetta Chiodini, la mostra si annuncia come “pittura di paesaggio tra Piemonte e Lombardia” e più dettagliatamente: “Dalla campagna all’alta montagna, dai luoghi del mare fino ad arrivare ai paesaggi urbani del cuore di Milano, ai Navigli e al Carrobio”.
“Un tema sempre molto amato e foriero di approfondimenti nuovi” , come precisa METS Percorsi d’Arte, cui si deve anche l’imponente catalogo, ricco di studi e di immagini, che accompagna la rassega.
Suddiviso in nove sezioni, l’itinerario espositivo traccia il progressivo evolversi della pittura di paesaggio dalla “Pittura di paese”, attraverso: Influssi romantici d’oltralpe, Il trionfo del naturalismo , Il naturalismo nel paesaggio urbano, La vita en plein air e intimità familiare, fino al momento del Divisionismo in cui si passa “dal paesaggio al simbolo”..
Il tutto illustrato da bellissime opere dei grandi pittori che operarono nel tempo indicato: “da Migliara a Pellizza da Volpedo”.
Grandi artisti la cui capacità operativa affascina sempre più i numerosi visitatori attratti dalla perfezione e dalle scelte estetiche di un’ arte particolarmente intensa e raffinata.
Molti i grandi nomi che emergono nella rassegna per confermare i diversi momenti oggetto di attenzione del discorso d’arte proposto, fino a quello di Giovanni Segantini scelto come logo dell’intera mostra e come copertina del catalogo.
Dai nomi inizialmente citati nel titolo della mostra , si trovano alcuni dei più noti, come Fontanesi, Carcano, Mosè Bianchi,Morbelli, Nomellini . Tra i tanti è presente anche quello del pittore biellese Lorenzo Delleani di cui, come per molti altri artisti in mostra, sono esposte, nella felice occasione dell’intera rassegna, opere raramente visibili perché appartenenti a Enti pubblici o collezioni private.
“ BOLDINI DE NITTIS ET LES ITALIENS DE PARIS “. CASTELLO DI NOVARA. 4 NOVEMBRE 2023 – 7 APRILE 2024. A CURA DI ELISABETTA CHIODINI. CATALOGO METS PERCORSI D’ ARTE. ORARI : da martedì a domenica ore 10 – 19. Chiuso il lunedì.
E’ ancora la “bella pittura”, la pittura elegante che narra i sogni di bellezza e di felicità di una particolare epoca, ad esprimere i suoi trionfi nelle grandi stanze del Castello Visconteo di Novara, portata dagli ormai celebri Percorsi d’Arte di METS.
Curata da Elisabetta Chiodini, la mostra celebra gli artisti italiani che con le sempre affascinanti opere, riportano all’attenzione del pubblico i grandi nomi che la storia dell’arte annovera: Boldini, De Nittis, Corcos, Mancini, Zandomeneghi.
Un percorso ricco di proposte interessanti che ricostruiscono, attraversi le oltre 90 opere esposte nella continuità di otto sale espositive, una storia d’arte che non smette di suscitare ammirazione
E’ la vita di un tempo che torna nei raffinati colori dei paesaggi, delle scene raffigurate, degli abiti ricercati e spesso sontuosi dei personaggi ritratti in atteggiamenti gioiosamente vivaci, che scandiscono i tempi di un vivere lontano, ormai racchiuso nell’aura del mito.
Si tornano a vedere così i lucenti paesaggi pieni di calda solarità, i folti boschi dei grandiosi parchi in cui si ritrovavano eleganti cavalieri e dame , signore di un tempo felice di momenti lieti. Tornano i volti sorridenti o pensosi di belle fanciulle colte negli aspetti della vita che si svolgeva nelle case, in belle sale di eleganti dimore, nei giardini pieni di fiori, nelle vie parigine. Tornano con il loro perenne fascino i sontuosi ritratti di nobili signore che attraverso la grande arte di famosi pittori, volevano fissare nel tempo lo splendore della propria bellezza.
Il percorso della mostra offre un’ intensa lezione sul divenire dell’arte pittorica proprio attraverso l’abilità dei maestri italiani: “les italiens de Paris”, appunto, fra cui primeggia con indiscussa “magia”, a partire dalle preziosissime pitture delle prime sale espositive, Giovanni Boldini, insuperabile maestro, negli anni successivi, per gli scenografici ritratti femminili; affiancato qui, in un curioso “tète-à- tète”, dall’altrettanto grande pittore Giuseppe De Nittis che, prosciugando con diverso impegno le immagini, portava ad ammirare a sua volta, l’eleganza, la grazia e la raffinatezza della figura femminile.
A Mancini , più attento anche a una diversa realtà sociale del tempo, è associata la presentazione di molti ritratti di giovani donne e giovani dei quali sembra voler far emergere gli aspetti psicologici, come fa il grande pittore Corcos che nei suoi dipinti sottolinea in particolare anche l’aggraziata simpatia e la vivacità.
A Zandomeneghi il pregio di un’ ancor maggiore scioltezza nella scelta cromatica e compositiva con cui affronta i suoi soggetti, spesso con scene tratte dalla quotidianità, sempre più vicino alla direzione nuova verso cui l’arte pittorica si stava muovendo.
Un percorso intenso e gradevole che ha già saputo donare ai numerosissimi visitatori quel senso di serena ammirazione che sempre lascia la gioiosa contemplazione della bellezza.
“ LES ANNEES FAUVES”. FONDAZIONE PIERRE GIANADDA. MARTIGNY. SUISSE. A CURA DI JACQUELINE MUNCK E MARIANNE SARKARI. CATALOGO A CURA DELLA FONDAZIONE. 7 luglio 2023 – 21 gennaio 2024. Orari: tutti i giorni 9 – 18.
E’ ancora una volta Martigny, città della Svizzera Vallese, nel suo noto centro propulsore dell’alta cultura: la straordinaria “ Fondazione Pierre Gianadda” , ad ospitare, tra le consuete eccellenze propositive, una mostra che si distingue per l’insolita tematica affrontata: gli anni ruggenti dell’ arte Fauve.
Realizzata in collaborazione con il “Musèe d’Art moderne de Paris”, la mostra si intitola “ LES ANNEES FAUVES”, ed è un curioso ed invitante percorso in quel particolare momento che , nella storia dell’arte, ha segnato la grande frattura tra la precisa ricerca tecnica di perfezione dell’ arte accademica e il nuovo modo di concepire la dimensione estetica del gruppo degli artisti “dissidenti”.
Curata da Jacqueline Munck e Marianne Sarkari, la mostra si compone di un centinaio di opere provenienti dal “Museo d’Arte Moderna di Parigi”, da altri Musei e collezioni private, aprendo allo sguardo (ancora stupito) del visitatore, la realtà che giustifica il comprensibile sgomento della famosa frase pronunciata nel 1905 dal critico francese Vauxcelles al Salon d’Automne di Parigi ,allora assoluto Centro espositivo dell’arte accademica, il quale scoprendo un busto di Albert Marque tra i dipinti dei pittori che operavano alla nuova maniera, aveva esclamato:“Donatello tra le belve”, i “fauves”, “belve” appunto, “selvaggi”, da cui poi è derivato il nome del movimento: “fauvismo”.
Colori vistosi, colori puri, contorni delle immagini decisi, pesanti, tracciati senza incertezze, in modo, a volte, quasi approssimativo, immagini immediate, forme di realismo anche violente , senza ombre né sfumature, paesaggi tracciati direttamente con il colore. Selvaggi.
I nomi più citati, da quello di Matisse da cui partono i riferimenti nel percorso espositivo a quelli degli autori presenti in mostra: Braque, Delaunay, Dufy, Othon Friesz, Manguin, Marquet, Picasso, Jean Puy, Rouault, Egon Schiele, Signac, Valtat, Van Dongen, De Vlaminck e altri, i cui dipinti, in qualche caso sono anche affiancati da opere diverse, come ceramiche, disegni, incisioni, stampe, con la presenza di alcune sculture di arte africana a cui è legata l’ispirazione di certi autori.
Ci si interroga, a fine percorso, sul valore di questa innovazione portata nell’espressione artistica. Una rottura irreparabile con l’arte classica davvero irraggiungibile, come dimostra il “Donatello” evocato quale vetta di un contrasto tra l’immediato gesto del “produrre un’ opera d’arte” come “forte impulso della vita e del sentire” più che come “specchio di ricerca della bellezza nella perfezione tecnica” in cui si sono misurate la genialità e la grandezza della creatività umana.
E’ lecito, al visitatore, porsi, alla fine dell’itinerario espositivo, questa domanda? La ricca e complessa mostra della Fondazione Gianadda guarda con vivace interesse alle novità del “fauvismo” inducendo anche il visitatore alla ricerca di ulteriori approfondimenti.
SPAZIO ESPOSITIVO L’ARCA. VERCELLI. 11-9-2025 / 11- 1- 2026
CATALOGO ARTHEMISIA
Anche la Città di Vercelli ha proposto per l’ultima stagione espositiva dell’anno in corso 2025 un’occasione di conoscenza artistica, storica e culturale di particolare rilievo.
Apprezzata dai molti visitatori, la mostra “ GUTTUSO- DE PISIS – FONTANA L’ Espressionismo italiano” ha inteso fare luce su un particolare momento di storia dell’arte: italiana del XX secolo: gli anni dal 1920 al 1945, analizzati attraverso le opere della Collezione Giuseppe Iannaccone.
Una cinquantina di capolavori che portano al visitatore i grandi nomi degli artisti di quel periodo, affiancati da opere di altri meno noti, che hanno ispirato la loro produzione pittorica ai nuovi criteri che si imponevano a un gusto rinnovato e diverso, generando la corrente denominata appunto Espressionismo italiano.
L’immagine scelta per il frontespizio del catalogo è “Ritratto di Mimise”, 1938, di Renato Guttuso, forse una delle più emblematiche fra i “ritratti” della Collezione. Dipinto in cui sono felicemente riassunte le indicazioni del nuovo linguaggio d’arte: la ricerca dell’aspetto psicologico la postura del corpo, e in particolare il colore.
“Sentimento, dolore, vita” come si annuncia nella presentazione di Elena Pontiggia che staccandosi “ sia dalle deformazioni dell’espressionismo tedesco della Brucke e della Nuova Oggettività, come dai colori stravolti dei Fauves francesi” parla , per gli artisti italiani, di “primitivismo inteso come superamento delle regole accademiche di anatomia e di prospettiva, in nome di una spontaneità espressiva”.
Maria Teresa Molineris
Insegnante di scuola superiore. Laurea in Filosofia. Laurea in Lettere con tesi in Estetica. Giornalista pubblicista. Appassionata d’arte e critico. Ha collaborato e collabora con testate nazionali e locali. Ha curato per il bisettimanale “il Biellese” le rubriche “Specchio”, “Parole, parole, parole” e dal 1990 la rubrica d’arte “Grandi mostre” alla quale è stata abbinata dal 1993 la rubrica “Artenotizie”. Con il fotografo Gianfranco Bini ha scritto “Il cuore del monte”, un volume sul Santuario di Oropa, edito da “Lassù gli ultimi”.