Profumo

Arriva, perforando il bosco,
anche fin qui,
l’arrancare produttivo dei telai.
Si disperde tra le foglie di frassino e d’acacia.
Tace. Riprende. Tace.
Pulsazioni dalla terra al cielo.
Ah, queste frecce, che arrivano sbalestrate –
d’un sapore di lana vaporata,
di cuoio e di cartone, di premura,
di attenzione, di perfetta sincronica notazione!
Rino lavorava in magazzino,
dietro l’angolo del montacarichi –
poi la ditta ha chiuso, con la gloria
negli armadi, le rimanenze di filato e
i suoi colori, con nomi di città o di fiume,
di fiore o di nazione.
La ditta ha chiuso, la ditta è morta –
nessuno ha rilevato il marchio.
Siamo stati – noi – in quegli uffici,
in quei magazzini, a quelle scrivanie di metallo?
Percepimmo lo stipendio, forse il primo.
Cominciammo a sognare, aprendo le buste,
a fine mese – cominciammo a respirare
ed era il il profumo della lana,
del follone e della ramma.
Orditura tessitura, finissaggio.
Filatura, tintoria, torcitura e magazzino.
Qualcuno acquistava lana sucida in Australia
e in Argentina.
Ora arriva – perforando il bosco – tra i frassini
e le acacie, il profumo di lana – vaporizzata,
portato dal respiro dei telai. Tace – riprende – ritace.

 

Walter Tresoldi Strona, walter@consulware.it