Le tignole

Non accumulate tesori sulla
terra ma nel cielo, dove né
tignola né ruggine consumano

Si nutrono di lana, le tarme o tignole.
Rubano l’antico tappeto cinese
e lo restituiscono sotto distrutte, altre,
polverose forme. (Rassegnarsi convien).

Arringare le tarme, coinquilini silenti,
è opera inane e di ineludibile scortesia –
è come vagare tra i neuroni a cercare
l’idea, quella giusta, che definisce tutto.

Doviziosamente stomacato
da tanta protervia, incremento l’apatia
e non programmo interventi mirati.
Pongo speranze nella loro bassa natalità.

Come le bestie, i poeti fanno versi.
A volte belati – raramente ruggiti.
La tarma forse parla altra lingua, diversa.
Quella del tempo, di mestiere collega.

 

Walter Tresoldi Strona, walter@consulware.it