Barbone

Perché son barbone
mah… non lo so
non ricordo bene
nella mente ho confusione.

Un giorno, mi pare
avevo una moglie
un lavoro, vivevo felice
lasciandomi amare.

Ma avevo un difetto
ero nato onesto
fu questo fatto
a rovinar la mia vita.

Or vo ramingo, mendicando
a capo chino, rasente i muri
per non veder della gente
gli occhi ostili, gli sguardi duri.

Una casa di cartone
un pastrano, una bisaccia
è il mobilio di un barbone
che non si rasa per nascondere la faccia.

Renzo Antoniotti – poesiabiellese@libero.it