CAMILLO

Al numero 18 di via dei Tigli c’è un palazzotto in mattoni rossi, piuttosto vecchio e diverso dalle altre costruzioni moderne e slanciate, però ancora dignitoso e dall’aspetto rassicurante.
Al piano terra, dove i davanzali traboccano di fiori e i vetri delle finestre brillano come diamanti, abita la zia Veneranda, una signora un po’ robusta, con le guance perennemente rosse, i capelli grigi e lunghi, intrecciati attorno al capo a mo’ di corona. Nulla le sfugge, sa tutto di tutti. Molti bambini la chiamano zia perché saltuariamente, nel momento del bisogno, guarda i figli delle mamme che lavorano e, all’occorrenza, stira anche montagne di camicie dei vari papà.

Zia Veneranda è molto curiosa, e se passi da quelle parti è facile trovarla in ciabatte e grembiule a fiori, con l’inseparabile scopa di saggina mentre, con aria sospetta, osserva i passanti ad uno ad uno.
Al primo piano c’è la famiglia Novelli: papà, mamma e Luca. Luca è un bel bambino bruno, con due grandi occhi curiosi e intelligenti, sempre pronto a fare domande, con mille progetti per la testa. Tuttavia da un po’ di tempo è triste perché i suoi Genitori, che lavorano fino a tardi, lo lasciano spesso solo. Luca ha tanti amici, però soltanto a scuola, perché durante il pomeriggio, a casa, non ha il permesso di ricevere nessuno e non ha nemmeno il permesso di uscire per tirare qualche calcio al pallone; perciò, finiti i compiti, se ne sta tutto solo a disegnare e a leggere.
Per fortuna, qualche volta, la zia Veneranda suona il suo campanello e lo invita per la merenda, giù da lei, a base di torta di mele, Coca-Cola e patatine e poi, in gran segreto, lo accompagna al campetto, dove trova i suoi compagni di scuola.

Al secondo piano, invece, abita il professor Ludovico Venanzi che, dopo quarant’anni di onesto lavoro presso il liceo musicale Perosi, dove insegnava pianoforte e composizione, ora si gode la meritata pensione. A dire il vero, fino a quindici giorni or sono riceveva una volta a settimana due studenti per lezioni private di pianoforte, ma essendosi accorto che il proprio udito non era più quello di un tempo, ha sospeso anche quest’ultimo impegno. Così lo strimpellare del vecchio piano è cessato di colpo, lasciando il palazzo ancora più silenzioso di prima.

All’ultimo piano ci sono le soffitte, anzi la grande soffitta, perché su tacito accordo dei condomini, e con il beneplacito della signora Veneranda, ognuno appoggia le proprie masserizie inutili e fatiscenti nell’angolo che gli piace di più. Quindi nell’immenso sottotetto regna il perfetto caos.
All’ultimo piano, inoltre, abita Camillo.

Camillo è uno scheletro! Uno scheletro vero che dimora da quelle parti da quasi cent’ anni, da quando il vecchio dottor Boella, nonno materno del prof. Venanzi, allora studente in medicina, si preparava agli esami di anatomia.
Il vecchio scheletro riposa in una angusta cassetta di legno in noce e, dopo tanti anni, comincia a sentire gli acciacchi dell’età: accusa spesso forti dolori reumatici e quando si muove scricchiola pietosamente. Così un giorno Camillo decide di cambiare vita:
-Questa casa è un mortorio- dice a voce alta -almeno una volta si sentiva un po’ di musica, qualche capriccio di bambino, una sana litigata…-
Con calma Camillo si tira su, raddrizza le scapole, sistema il femore che era sottosopra e, con l’aiuto di un po’ di cera per mobili antichi, dimenticata in soffitta, lucida le sue ossa consumate una ad una, fino a farle risplendere. Poi si butta sulle spalle la mantella nera, appartenuta al medico condotto, e va ad ammirarsi allo specchio: -Così sembro molto più giovane – dice tra sé – adesso però sento un certo languorino… Quasi quasi, appena fa buio, vado a fare una visitina alla dispensa della zia Veneranda: chi sa che con un po’ di fortuna non riesca a scovare un barattolino di Nutella.-
Il vecchio Camillo ha per i dolci una vera e propria passione: la sua non è solo golosità, è una vera ossessione. Sarà forse perché quando lui era un bambino, la Nutella non era ancora stata inventata.

Normalmente, quando Camillo decide di andare per dispense, prende la via della grondaia che per lui è la più semplice. Ma stavolta, vista l’aria di mortorio che tira, decide di scendere per la strada dei vivi, cioè dalle scale; si pone a cavalcioni sulla ringhiera e si lascia scivolare dolcemente da un piano all’altro.
Deve essere piuttosto tardi perché non si sente neanche il televisore di Veneranda, che di solito mantiene un volume abbastanza alto.
-Bene bene – pensa Camillo – finalmente potrò farmi una bella scorpacciata di dolci.-
Camillo conosce tutti i segreti dell’anziana portinaia, compreso il nascondiglio della sua chiave, nascosta sotto lo zerbino così, mentre lentamente cerca di aprire la serratura…
-Chi sei ? Cosa fai ?- si sente dire alle spalle- Guarda che se non mi spieghi subito cosa vuoi fare, urlo e sveglio tutta la casa !-
-Calma, calma, tu sicuramente sei Luca, il bambino più silenzioso che io conosca… Io invece sono Camillo e abito in questo palazzo da più di cento anni e non ho certo cattive intenzioni, sai !-
-E allora ? – replica Luca.
-E allora… Volevo solo farmi un po’ di Nutella sul pane. Perché non mi tieni compagnia?-

Luca è sospettoso, gli pare un po’ strano che uno scheletro possa parlare, ma per avere un amico è disposto anche a rischiare, una volta tanto.
-Senti, Camillo, io forse sto sognando, perché mi sembra improbabile che uno scheletro possa parlare e tanto meno divorare pane e Nutella, ma tu mi sei molto simpatico, perciò, ti farò compagnia, e speriamo che nessuno si svegli.-
-Come hai fatto a scoprirmi?- sussurra Camillo all’orecchio di Luca, mentre a passi felpati s’intrufola nell’appartamento di zia Veneranda.
-Ti dirò, è un po’ di tempo che ti tengo d’occhio, prima ho avuto solo dei sospetti, poi ho notato particolari insoliti, come ditate di cioccolato sui muri, carte di caramelle un po’ dovunque, nascoste sì, ma non abbastanza per me che su queste cose la so piuttosto lunga.-
-Ah, sei proprio intelligente, tu !- risponde Camillo
-Sì, ma non abbastanza da capire che il Goloso nascosto in solaio fosse in realtà uno scheletro vivente- replica Luca -in realtà ero convinto che un Barbone avesse trovato rifugio nel sottotetto! Quanti vasetti di yogurt ti ho portato in soffitta! Non hai capito che erano per te? La mamma dice sempre che per crescere bisogna mangiarne tanto, ma a me non piace…
-L’avevo capito, l’avevo capito, ma neppure a me piace molto lo yogurt, così di notte mi arrangio come posso. Tu però devi ascoltare la mamma, lo yogurt e il latte contengono molte vitamine e il calcio che fa bene alle ossa: guarda me, sapessi quanto ne ho bevuto, da giovane!

Intanto i due amici, parlando sottovoce, hanno preso possesso della cucina e sempre al buio, con l’aiuto di alcuni fiammiferi che Luca casualmente si è trovato in tasca, radunano un ricco bottino: Nutella, marmellata di fragole, cioccolata alle nocciole, torta di mele e qualche cioccolatino.
-Andiamo su da me?- propone Camillo.
-D’accordo, andiamo da te !- risponde Luca che incomincia a divertirsi sul serio, anzi, non è mai stato tanto felice….

Ma cosa sta succedendo? Dal portoncino d’entrata provengono strani rumori, sembra che qualcuno stia cercando di aprire la porta.
Luca e Camillo si guardano: provano paura e curiosità insieme.
-Ma la zia Veneranda non dorme ?- sussurra Camillo all’amico
-Certo che dorme, non senti come russa?
-Sì, sì, ascolta: sembra un vecchio trombone!
-Chi sarà allora?
-Sono ladri, nascondiamoci se non vogliamo fare una brutta fine! – ordina sottovoce Camillo.
Contemporaneamente afferra il barattolo della Nutella e trascina Luca dietro il tendone del cucinino.
Il cuore di Luca batte fortissimo, non ha mai avuto tanta paura.
– Però ‘sto Camillo è proprio un bel tipo! – riflette Luca, tra sé – per quale motivo si è portato dietro la Nutella? Questi scheletri sono tutti un po’ originali!
-Intanto il ladro, dopo aver scassinato la porta, si è introdotto in casa e, cauto, sta per entrare in cucina.

Nel frattempo zia Veneranda, ignara di tutto, continua a russare beatamente.
-Povera zia…- pensa Luca, indeciso se sia meglio urlare oppure se sia più prudente rimanere nascosti.Viceversa Camillo è calmissimo, anzi uno strano sorriso lo illumina.
-Cosa facciamo?- dice Luca- io ho tanta paura!
-Stai calmo!- gli risponde Camillo – Lascia fare a me! – Apre il barattolo della Nutella e, aiutandosi con un dito …anzi, con la falange porta alla bocca la profumata crema.
-Camillo!- Luca è proprio arrabbiato – ti pare il caso, in un momento come questo ?
-Non dire niente e stai a vedere- replica il simpatico scheletro.
Nel frattempo il ladro è arrivato alla cucina, anzi è proprio sulla porta, ma in quel preciso momento succede una cosa pazzesca: Camillo è diventato fosforescente e brilla nel buio come una lampadina. Si é sfilato la mantella nera e improvvisa un balletto alquanto macabro, muovendo braccia e gambe ritmicamente.
Il ladro non riesce a trattenere un urlo, con un balzo arretra, abbandona a terra il suo zaino con gli attrezzi da lavoro: chiavi, grimaldelli… e corre velocemente fino a guadagnare la porta, poi il pianerottolo e di corsa fuori. Povero ladro, che paura!
Nel frattempo Luca e Camillo stanno ridendo a crepapelle
-Adesso capisco perché ti sei portato dietro la Nutella!
-A me fa sempre questo strano effetto, così ho pensato di spaventare un po’ quel malvivente!
-Bravo, come avrei fatto senza di te?

Luca e Camillo sono stanchi: è ora di tornare a casa, domani altre avventure li aspettano. Intanto Veneranda continua a sognare beatamente: non ha sentito nulla!
-Ciao Camillo, torniamo a casa, buona notte amico mio!
-Buona notte, Luca!

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