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Dolcino
l'ultimo Eretico
di Giulio Pavignano

 

[…] DAL GARDA ALLA VALSESIA (pag.47)

Nel 1304 Dolcino e parte dei suoi seguaci lasciano Trento. La partenza non fu spontanea, ma dovuta ad una decisione del vescovo locale, che "accorgendosi che nella sua diocesi l’errore era diffuso ovunque, scaccio Dolcino dai monti (della zona)”. Sia o non sia vera questa affermazione, è probabile che la fuga degli Apostolici si debba comunque attribuire ad una intensificazione dell’attività inquisitoriale in territorio trentino.
[…] L’intinerario degli Apostolici non è conosciuto nei dettagli. Secondo il resoconto di Benvenuto, “Dolcino passo per le zone montuose di molte città lombarde … ed in seguito ritornò nei luoghi dove era nato” (il Piemonte orientale).
[…] Il gruppo apostolico si stanzia tra Gattinara e Serravalle in un imprecisato momento del 1304. Non appena giunti Dolcino ed i suoi riprendono l’attività di proselitismo, che incontra, come già in Trentino, il crescente favore della popolazione.
[…] Al primitivo nucleo del Garda ed ai convertiti locali si sono aggiunti fedeli da varie località d’Italia: evidentemente la fama di Docino si è dilatata.
[…] La persecuzione riprese. A quel punto Dolcino è obbligato ad abbandonare il fondovalle e a risalire la Valsesia, alla ricerca di luoghi isolati


[…] L’ULTIMA LOTTA (pag. 57)

All’alba del 10 marzo del 1306, Dolcino e i suoi compagni si affacciano sulle creste montuose del Biellese orientale. La marcia notturna era stata tremenda: il gruppo ha un disperato bisogno di vettovaglie, che vengono procurate con un’improvvisa e violenta razzia nel borgo di Trivero.
[…] Questo brutale saccheggio ai danni di un borgo del tutto sconosciuto e che non aveva ovviamente dimostrato nessuna ostilità nei confronti degli Apostolici si spiega con l’assoluta necessità di provviste, alimentari e non, da parte dei fuggitivi. Tale azione crea però subito un rapporto ben diverso con la popolazione locale rispetto a quella valsesiana. Se infatti lo stanziamento in Valsesia non aveva determinato –almeno nel primo periodo– particolari conflitti con gli abitanti, che non avevano per nulla percepito il gruppo apostolico come una minaccia per la propria sicurezza, le genti di Trivero e di paesi vicini sono portati a considerare fin da subito i dolciniani come spietati predoni.
Mentre in Valsesia Dolcino aveva potuto inizialmente contare sull’appoggio –o comunque sulla neutralità- delle comunità locali, sulle montagne biellesi gli eretici in fuga non possono attendersi alcuna solidarietà.
Essi non hanno alternative: inseguiti e braccati da ogni parte, hanno ormai compreso che soltanto l’uso della forza permetterà loro di sopravvivere. D’ora in avanti incursioni, furti e sequestri a scopo di riscatto verranno giustificati dal leader in nome di un ideale superiore.
Compiuto il saccheggio, Dolcino e i suoi si insediano sul Ribello, una modesta cima di 1400 metri.
[…] Al termine dell’inverno, nell’animo di Dolcino e degli altri perseguitati ogni speranza è ormai svanita. Nessun intervento miracoloso sgominerà l’esercito nemico accampato sui colli vicini.
[…] Convinti che sul Rubello il proprio destino sia ormai segnato, decidono di scendere verso la valle ed attaccare battaglia
[…] Lo scontro viene attaccato nella piana di Stavello il 23 marzo 1307. […] La battaglia durò per buona parte della giornata […] alla fine circa 140 Apostolici vengono catturati vivi: tra essi, Dolcino, Longino e Margherita.

Dolcino e Maregherita sul rogo (incisione pubblicata nel 1849)
Dolcino e Maregherita sul rogo (incisione pubblicata nel 1849)

[…] Longino viene giustiziato a Biella; per quanto riguarda Margherita, si ritiene che sia andata incontro alla morte a Vercelli. Nessun dubbio sulla sorte di Dolcino, nei confronti del quale l’Avogadro volle una pubblica e spettacolare esecuzione, che avvenne a Vercelli il primo di giugno. Tra le varie fonti che la descrivono, lasciamo la parola, come di consueto, all’Historia: “ Dolcino è legato mani e piedi e posto su un carro, in un luogo elevato, in modo che tutti lo possano vedere; vengono posti davanti al suo sguardo vasi pieni di fuoco destinati a scaldare le teglie per bruciargli le membra. I carnefici, afferrate le tenaglie di ferro incandescente, straziavano la sua carne e pezzo per pezzo la ponevano nel fuoco, conducendolo in tanto lungo diverse strade”.
Per quanto possa apparire atroce, non vi è nulla di consueto o di eccezionale in questa narrazione: era in fatti abituale che l’esecuzione vera e propria fosse preceduta da crudeli torture, ed appariva altrettanto normale che il reo venisse condotto nel corso del supplizio per le vie della città. Si intendeva in questo modo rendere massima l’esemplarità della pena: tutti dovevano vedere come venivano puniti i criminali più efferati, la cui esecuzione costituiva un terribile monito per la cittadinanza intera.

brani e immagini tratti dal libro

Dolcino
l'ultimo Eretico
di Giulio Pavignano

Pagine 174
Edizioni Ieri e Oggi - Biella, 2007

 

 



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materiale preparato da Gulmini/Moretto - marzo 2008

Lo scopo di queste pagine è di mostrare attraverso i libri locali le caratteristiche storiche, turistiche, sociali ed economiche del Biellese. Qualche fotografia e un po' di testo: non c'è pretesa di fare un lavoro perfetto, ma solo di dare qualche indicazione, creando un archivio che cresce e migliora nel tempo. IL BIELLESE NEI LIBRI è a disposizione di tutti gli editori/autori che vogliano fare conoscere le proprie opere, riguardanti il territorio. La pubblicazione avviene in forma gratuita.

 



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