Racconti e poesie

Racconti brevi, aforismi e poesie scritti da autori biellesi

Il santo* con la pipa

novembre2015

Oggi – per alito d’aria – nevicano petali bianchi
e Tu sei là – Tu mi osservi dalla cima.
Tu mi guardi – grande e silenzioso dalla cima.
Tu mi vedi da quel cielo ormai di perla.
Dalla mia ragnatela di mancate melodie
per troppa luce io ti scorgo appena.
E non riesco ad attingere al pozzo di parole
per mormorare qualcosa di sensato e d’importante.

Verso l’alto – Verso l’alto – dici – ma –
timidamente e trepidante – un po’ avanzo e un po’ indietreggio –
davanti al tuo sguardo acuto e profondo e vero.
Con istintivo rispetto – accetto dai tuoi monti pace leggera e calda.

Hai la vista di chi contempla in un unico vedere
sia l’inizio che la fine delle cose e dei destini.
Hai certezza da donare.
Principio estremo che corrisponde ai nostri cuori inquieti.

Hai conquista di montagne e hai l’anima colma di vittorie.
La vetta s’ama o si disprezza o -peggio- la si scorda.
La si scorda con l’ignoranza dei superbi – eroi di carne morta.
Noto che osservi con fierezza – la pipa tra i denti ai monti volta.

 

(* Licenza poetica)

Walter Tresoldi Strona, walter@consulware.it

Il merlo dei cassonetti

novembre2015

Prosegue la canalizzazione di rumori,
di suoni e di parole:
ormai
lo squallido
impera dai cassonetti
e dirige i guardi
in angoli privi di buona volontà – ammosciati.

Appurato ciò, rigiriamo la posizione e
– mamma mia! –
il merlo torna a chiocciare,
basso, nel pulviscolo di pioggia fredda.

Ed è proprio in quel punto,
dove edera e piante malaticce
sono lisciate dall’umido,
che scatta la scintilla frenata
e titubante
che innesca la ripartenza
– l’ennesima ripartenza –
latente, ma sincera e congrua.

Gratuitamente si alza il sipario delle nubi –
sorride un sole, timidamente.
Gigante di solitudine luminosa
che abbraccia, sconfigge e penetra nel grazie
e negli occhi del grazie e nel pane del grazie.
Gratuitamente.

 

Walter Tresoldi Strona, walter@consulware.it

Pinus sylvestris

ottobre2015
Operatore a volte iniquo di giustizia cerebrale –
ogni tanto atterro su radure sverginate
e su paesaggi contaminati dalla gente.
Nella gente mimetizzo il mio arrancare.

Vorrei – nel frattempo – fulminare l’increanza –
strappar le unghie a sozzura e nefandezza
e all’invisa arroganza degli intemperanti
e poi – con calma – riprendere ad amare.

Adesso – caro pino – sotto il ciglio della strada
con compagni secolari – canti.
Un mormorio basso e lineare – un sentimento
pronto a decollare – un contrabbasso santo.

Nel sottobosco scoiattoli tra gli aghi –
spiriti agitati sempre pronti a trastullare –
saltellano di pigna in pigna come pesci
di un mare che insegue il vento – ondulando le spianate.

La cappella diroccata – testimone d’anni
e di passaggi – mostra facce di pastori sgretolate
mostra santi con aureole ammezzate
e pazienza accumulata sotto ardesia e umido di monte.

La statuina bianca – ch’era azzurra – dell’Ausiliatrice
forza un sorriso – colmo di benevolenza
corroso da preghiere – da accenti lacrimati
da suppliche e da ringraziamenti antichi.

Tu sei Pino, fratello dell’abete
e tu sei Laurus – che ogni anno ingigantisce.
Non so bene come, ma sono arrivato a contattarvi.
Il mio saluto vi suonerà di strana sintonia.

Vi richiamerò di certo –
quando – spero – il vostro fiato sarà anche il mio
e non sospireremo invano – invocando poesia.
Vi tratterrete un momento e parleremo.

 

Walter Tresoldi Strona, walter@consulware.it

Mansuetudine

ottobre2015

Il cavallo sa – come deve andar…
Noi no – Non sempre.
Riusciamo malamente a sfiorare
una guancia all’angelo di Rainer
o di uno dei suoi sparuti amanti
e più in là non vediamo.
Scorgiamo solo
il trasalire del compito della vita
che migra in giardini
saputi solo da qualcuno.
Etereo oppure ebbro di mancanze
è il nostro camminar perenne.
Ci è arduo il voltar pagine.
Ci è impossibile leggere parole
vergate sulle spiagge del divenire.
Intanto l’onere segaligno
dei nostri turbamenti
inclina in disastri elucubrati
e non sa macinare che la crusca
della nostra solitudine imparziale.
Siamo – Veniamo – Andiamo.
Siamo fatti a nostra insaputa.
Veniamo a partorir bisogni.
Andiamo – fortunosamente –
su misericordiosi scogli –
dove l’anima s’infrange e ricompone –
si frange e si ritrova – poi –
ad affondare nuovamente
in un gorgo di voci e canti
che in noi si schiantano solenni.
Risale quindi al sole –
in riconquistata mansuetudine.

 

Walter Tresoldi Strona, walter@consulware.it

J AGN

novembre2014

J ho vist ël mond cambié.
‘N cà dij me vecc
j dovravo ‘nco ‘l chinché
dëdnas lë specc,
p’ërdobié
l’lum a petrolio.
‘Dess aj è
ën gir da nòcc,
gran fari a lèd
d’ automòbil a gasolio.
Mi j ho ‘mparà a comuniché
vardand ben la gent ën facia,
ò scrivend con piuma e inciost,
pur fasendje quaiche macia.
‘Dess s’ëscriv da ‘n tucc ij post,
basta avej ij die svicce
e ‘n telefonin dispost.
E tegnend j orëgge dricce
‘t peu savej da tut ël mond,
neuve bo-ne,neuve grame,quai’dispet,
s’ët è bon,ma fi-na ‘ fond,
gabogné con Internet.
‘T peu parlé con tanta gent,
fin-a cola ‘n paradis,
peu ,‘t van subit da la ment,
parchè t’è mai vistje ‘l vis.
Mi, i son ho rivà fin’ chì
dòpo quai’tribulassion,
quaich maleur j l’ho patì,
pura sensa d’i gran dagn,
con fortun-a, ‘d vòte tanta
‘M resta ‘mè ‘na sensassion,
da nen ‘vei vivune otanta,
ma otscent ëd costi agn.

Otober 2014-10-07 –  Gigi Vaglio – luisdivaj@libero.it

Love difference

luglio2013

Abbiamo parlato
tutta la sera
di politica
di errori sociali
di drammi urgenti
della vita.

E mentre tu urlavi
dal profondo
dell’anima inquieta,
gonfia di amarezza
e di male
il tuo disprezzo
e il tuo diniego
la mia anima
fuggiva leggera
ai giorni dolci
alle favole belle
della vita.

Incommensurabili abissi
scavavano
a martellate
le tue parole
Solo male,
distruzione
e morte
non c’era altro
nel tuo pensiero
Fuori in cielo
fiorivano le stelle
e dolce
nell’aria azzurra
brillava quieta
la luna.

Maria Teresa Molineris

Gomma

luglio2013

Gomma

Piccola gomma
che sulla carta
sai cancellare
le parole amare;
vorrei vederti crescere
immensa divenire,
per cancellare sulla
terra,
l’orrenda parola
guerra!

Rosangela Gabella – poesiabiellese@libero.it

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