Racconti e poesie

Racconti brevi, aforismi e poesie scritti da autori biellesi

Profumo

novembre2015
Arriva, perforando il bosco,
anche fin qui,
l’arrancare produttivo dei telai.
Si disperde tra le foglie di frassino e d’acacia.
Tace. Riprende. Tace.
Pulsazioni dalla terra al cielo.
Ah, queste frecce, che arrivano sbalestrate –
d’un sapore di lana vaporata,
di cuoio e di cartone, di premura,
di attenzione, di perfetta sincronica notazione!
Rino lavorava in magazzino,
dietro l’angolo del montacarichi –
poi la ditta ha chiuso, con la gloria
negli armadi, le rimanenze di filato e
i suoi colori, con nomi di città o di fiume,
di fiore o di nazione.
La ditta ha chiuso, la ditta è morta –
nessuno ha rilevato il marchio.
Siamo stati – noi – in quegli uffici,
in quei magazzini, a quelle scrivanie di metallo?
Percepimmo lo stipendio, forse il primo.
Cominciammo a sognare, aprendo le buste,
a fine mese – cominciammo a respirare
ed era il il profumo della lana,
del follone e della ramma.
Orditura tessitura, finissaggio.
Filatura, tintoria, torcitura e magazzino.
Qualcuno acquistava lana sucida in Australia
e in Argentina.
Ora arriva – perforando il bosco – tra i frassini
e le acacie, il profumo di lana – vaporizzata,
portato dal respiro dei telai. Tace – riprende – ritace.

 

Walter Tresoldi Strona, walter@consulware.it

Le tignole

novembre2015

Non accumulate tesori sulla
terra ma nel cielo, dove né
tignola né ruggine consumano

Si nutrono di lana, le tarme o tignole.
Rubano l’antico tappeto cinese
e lo restituiscono sotto distrutte, altre,
polverose forme. (Rassegnarsi convien).

Arringare le tarme, coinquilini silenti,
è opera inane e di ineludibile scortesia –
è come vagare tra i neuroni a cercare
l’idea, quella giusta, che definisce tutto.

Doviziosamente stomacato
da tanta protervia, incremento l’apatia
e non programmo interventi mirati.
Pongo speranze nella loro bassa natalità.

Come le bestie, i poeti fanno versi.
A volte belati – raramente ruggiti.
La tarma forse parla altra lingua, diversa.
Quella del tempo, di mestiere collega.

 

Walter Tresoldi Strona, walter@consulware.it

Se la tagli

novembre2015

Se la tagli -l’erba- profuma ancora
quasi di maggese.

Vanno cumulate e bruciate le foglie
accartocciate e riarse.

Salendo tra i rami il fumo crea mosaici
densi e tremolanti.

E’ un clima di tardive risposte
ma tu vai con la valigia sfatta

e carica ancora di aspettative
senza nessun senso di rimpianto.

Hai adempiuto – hai completato tutto
senza pericolose sospensive.

Se tagli l’erba – che pare ed è ancora fresca –
ti aspetti che ricresca.

 

Walter Tresoldi Strona, walter@consulware.it

Il santo* con la pipa

novembre2015

Oggi – per alito d’aria – nevicano petali bianchi
e Tu sei là – Tu mi osservi dalla cima.
Tu mi guardi – grande e silenzioso dalla cima.
Tu mi vedi da quel cielo ormai di perla.
Dalla mia ragnatela di mancate melodie
per troppa luce io ti scorgo appena.
E non riesco ad attingere al pozzo di parole
per mormorare qualcosa di sensato e d’importante.

Verso l’alto – Verso l’alto – dici – ma –
timidamente e trepidante – un po’ avanzo e un po’ indietreggio –
davanti al tuo sguardo acuto e profondo e vero.
Con istintivo rispetto – accetto dai tuoi monti pace leggera e calda.

Hai la vista di chi contempla in un unico vedere
sia l’inizio che la fine delle cose e dei destini.
Hai certezza da donare.
Principio estremo che corrisponde ai nostri cuori inquieti.

Hai conquista di montagne e hai l’anima colma di vittorie.
La vetta s’ama o si disprezza o -peggio- la si scorda.
La si scorda con l’ignoranza dei superbi – eroi di carne morta.
Noto che osservi con fierezza – la pipa tra i denti ai monti volta.

 

(* Licenza poetica)

Walter Tresoldi Strona, walter@consulware.it

Il merlo dei cassonetti

novembre2015

Prosegue la canalizzazione di rumori,
di suoni e di parole:
ormai
lo squallido
impera dai cassonetti
e dirige i guardi
in angoli privi di buona volontà – ammosciati.

Appurato ciò, rigiriamo la posizione e
– mamma mia! –
il merlo torna a chiocciare,
basso, nel pulviscolo di pioggia fredda.

Ed è proprio in quel punto,
dove edera e piante malaticce
sono lisciate dall’umido,
che scatta la scintilla frenata
e titubante
che innesca la ripartenza
– l’ennesima ripartenza –
latente, ma sincera e congrua.

Gratuitamente si alza il sipario delle nubi –
sorride un sole, timidamente.
Gigante di solitudine luminosa
che abbraccia, sconfigge e penetra nel grazie
e negli occhi del grazie e nel pane del grazie.
Gratuitamente.

 

Walter Tresoldi Strona, walter@consulware.it

Pinus sylvestris

ottobre2015
Operatore a volte iniquo di giustizia cerebrale –
ogni tanto atterro su radure sverginate
e su paesaggi contaminati dalla gente.
Nella gente mimetizzo il mio arrancare.

Vorrei – nel frattempo – fulminare l’increanza –
strappar le unghie a sozzura e nefandezza
e all’invisa arroganza degli intemperanti
e poi – con calma – riprendere ad amare.

Adesso – caro pino – sotto il ciglio della strada
con compagni secolari – canti.
Un mormorio basso e lineare – un sentimento
pronto a decollare – un contrabbasso santo.

Nel sottobosco scoiattoli tra gli aghi –
spiriti agitati sempre pronti a trastullare –
saltellano di pigna in pigna come pesci
di un mare che insegue il vento – ondulando le spianate.

La cappella diroccata – testimone d’anni
e di passaggi – mostra facce di pastori sgretolate
mostra santi con aureole ammezzate
e pazienza accumulata sotto ardesia e umido di monte.

La statuina bianca – ch’era azzurra – dell’Ausiliatrice
forza un sorriso – colmo di benevolenza
corroso da preghiere – da accenti lacrimati
da suppliche e da ringraziamenti antichi.

Tu sei Pino, fratello dell’abete
e tu sei Laurus – che ogni anno ingigantisce.
Non so bene come, ma sono arrivato a contattarvi.
Il mio saluto vi suonerà di strana sintonia.

Vi richiamerò di certo –
quando – spero – il vostro fiato sarà anche il mio
e non sospireremo invano – invocando poesia.
Vi tratterrete un momento e parleremo.

 

Walter Tresoldi Strona, walter@consulware.it

Mansuetudine

ottobre2015

Il cavallo sa – come deve andar…
Noi no – Non sempre.
Riusciamo malamente a sfiorare
una guancia all’angelo di Rainer
o di uno dei suoi sparuti amanti
e più in là non vediamo.
Scorgiamo solo
il trasalire del compito della vita
che migra in giardini
saputi solo da qualcuno.
Etereo oppure ebbro di mancanze
è il nostro camminar perenne.
Ci è arduo il voltar pagine.
Ci è impossibile leggere parole
vergate sulle spiagge del divenire.
Intanto l’onere segaligno
dei nostri turbamenti
inclina in disastri elucubrati
e non sa macinare che la crusca
della nostra solitudine imparziale.
Siamo – Veniamo – Andiamo.
Siamo fatti a nostra insaputa.
Veniamo a partorir bisogni.
Andiamo – fortunosamente –
su misericordiosi scogli –
dove l’anima s’infrange e ricompone –
si frange e si ritrova – poi –
ad affondare nuovamente
in un gorgo di voci e canti
che in noi si schiantano solenni.
Risale quindi al sole –
in riconquistata mansuetudine.

 

Walter Tresoldi Strona, walter@consulware.it
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