Racconti e poesie

Racconti brevi, aforismi e poesie scritti da autori biellesi

Tu credi che Dio sia morto

febbraio2006

Vedi,
tu credi
che Dio sia morto,

spesso svolti un angolo
e ci sbatti contro,
borbotti qualcosa
e te ne vai,
senza riconoscerlo.

Vedi,
tu credi
che Dio sia morto,
lo è, per te.

Maschere, dedicato a…

ottobre2004

… a quando mi guardo allo specchio
e non mi vedo
e l’aria impalpabile
penetra il pensiero mio,
vuoto.

… a quando mi metto la maschera
la più allegra
e scendo in mezzo
all’altra gente, vuota.

… a quando torno,
a quando solo con me stesso
penso,
a me stesso
all’altra gente
alle maschere che stanno
nella nostra mente.

Aforismi sorridenti

aprile2003

Impara ogni giorno che passa un po’ di più, questo ti impedirà di invecchiare (o almeno saprai come far passare il tempo).

Meglio così che peggio.

Ci sono degli evidenti vantaggi nell’essere miopi, ad esempio quando ci si guarda allo specchio e si esclama: “Come sono bello stasera!”.

Sulla mia tomba voglio che ci sia scritto: “io mi sono divertito, fate altrettanto”.

Non lamentarti mai, sei già troppo fortunato se sei ancora in grado di lamentarti.

Non guardare ai tuoi difetti ma alle tue possibilità.

Abbiamo molto tempo per le stupidaggini e poco per le cose importanti.

Semplicità, ecco il segreto.

Se hai fretta siediti a guardare un fiore; se hai tempo per fare una cosa, non farne due.

E’ doveroso che una persona cerchi di scoprire il significato della vita leggendo e studiando le scienze e la filosofia. Quando avrà capito qualcosa sulla vita riprenderà a leggere i fumetti.

Che cosa vorresti adesso da questa tua vita? Chi risponde “Niente, grazie, ho abbastanza.” ha raggiunto la massima ricchezza umana.

Un’altra possibilità

aprile2003

Dalla stanza buia non proveniva nessun rumore, la pioggia scrosciante rendeva irreale quel momento.
Io ero disteso sotto le coperte, era piacevole sentire il proprio corpo stanco che si addormentava. Ascoltavo i pensieri che entravano ed uscivano giocando con me. quante volte avrei voluto ricreare una simile serenità durante il giorno, sentirsi sprofondare dentro in luoghi di pace, proiettati lontano dalle assurdità della vita, scivolando lenti nelle realtà dei sogni.
Sono momenti in cui si possono incontrare vecchi amici che non abbiamo mai conosciuto, momenti dove non esiste più il tempo, lo spazio, il rumore. Sono momenti in cui mi sento avvolgere dal silenzio (ed io entro in mondi nuovi) dove suoni e parole si capiscono ma non si sentono, dove figure e colori si percepiscono ma non si vedono.
All’improvviso squilla il telefono e addio poesia, addio mondi incantati e dolci della mia fantasia. Il telefono, eppure avrei giurato di averlo gettato nella spazzatura prima di addormentarmi! Mi alzo piuttosto seccato ma anche un po’ timoroso, spero che non sia successa qualche disgrazia:
“sono il commissario, la prego di venire immediatamente alla stazione di polizia”.
Poche parole che mi rimbombano in testa. Uno scherzo? Un errore? No! No! Sento che è vero, è successo qualcosa.
Mi infilo rapido un vestito, scendo a prendere l’auto e guido velocemente verso il Commissariato. La città di notte è ancora più strana che durante il giorno. Il buio ed il silenzio, le luci colorate e le strade vuote. Mi viene da pensare che abbiamo sbagliato qualcosa, è di notte che la città è vivibile; durante il giorno dovremmo far altro invece di incanalarci, gli uni sugli altri, in strade che sembrano goliardici scherzi.
Mi ritrovo stupito dei miei pensieri davanti al Commissariato, l’angoscia mi prende allo stomaco, all’ingresso non c’è nessuno ad attendermi. Mi avvio in un piccolo corridoio e busso alla prima porta. Niente, provo ad aprire, lentamente… C’è della luce all’interno.
Entro nella stanza ed uno spettacolo irreale mi si presenta davanti: la stanza è immersa in una luce giallognola, sembra rischiarata da torce appese alle pareti. Davanti a me una scrivania vuota, ma è sopra di me che mi si presenta lo spettacolo più pauroso che si possa immaginare. Non c’è nulla sopra di me! Niente, ne soffitto ne cielo, ne luce ne buio, niente aria, ne caldo ne freddo… Non c’è nulla! Avrei preferito veder penzolare dei cadaveri, avrei preferito dover lottare con un drago, avrei preferito essere assalito, picchiato, ferito… Ma il nulla, no!
Non so come potrei spiegarmi meglio, come si spiega il nulla? Ecco, io sono in presenza del nulla, non posso ne vederlo ne toccarlo ne sentirlo, ma lo intuisco forte e terribile.
A poco a poco tutto intorno a me scompare, restano i miei pensieri ed una domanda:
– sei contento di come hai vissuto?
poi scompare tutto, anch’io.
Mi sveglio di soprassalto nel letto, che razza di sogno. Istintivamente controllo il soffitto, sento la pioggia che continua a picchiettare fuori. Faccio un sospiro di sollievo, mi rilasso nuovamente sotto le coperte, mi giro dall’altra parte e torno a dormire;

La teiera di Aladino

febbraio2003

Racconto comico

Mi chiamo Andrea e la storia che vi voglio raccontare iniziò con una telefonata:

– Pronto?
– Ciao Andrea sono Marco, vieni subito nel mio garage devo farti vedere una cosa eccezionale, fantastica, pensa che ho trov…

Certo il suo tono era molto agitato e sarebbe stato anche convincente se non fossero state le due di notte. Naturalmente interruppi immediatamente la conversazione e mi rivoltai nel letto sperando che non mi venissero incubi (devo confidarvi che Marco non era esattamente bello come persona, avete presente Igor? No? tanto meglio per voi). Dormii per altri venti minuti, poi suonò il campanello. Andai ad aprire leggermente contrariato. Alla porta c’era Marco!
– Ciao, deve esserti caduta la linea telefonica, ho provato più volte a richiamarti ma era sempre occupato.
– Come sono distratto – gli dissi serio – devo aver appoggiato male la cornetta del telefono.
Restammo a fissarci in silenzio per lunghi istanti, io cercavo un modo per ucciderlo o almeno cacciarlo via ma il mio caro amico Marco aveva il dono dell’ingenuità e non si rendeva conto dei miei propositi. Sorridendo mi disse a bassa voce:
– possiamo entrare?
Lanciai preoccupato uno sguardo fuori dalla porta e con mia enorme soddisfazione non vidi nessuno:
– come sarebbe a dire possiamo? Non c’è nessuno con te. Comunque già che ci sei, entra pure e scusa il mio abbigliamento ma stavo proprio alzandomi adesso per preparare la colazione, ne vuoi un po’ anche tu?
Erano le due e venti di notte. Lui non afferrò il mio sarcasmo e rispose con un SI GRAZIE al quale io risposi facendogli cadere un grosso posacenere sul piede.
– Devo farti vedere una cosa meravigliosa, l’ho trovata questa sera mentre pulivo il garage – e così dicendo tirò fuori dalla tasca una specie di teiera piuttosto vecchia, ammaccata e puzzolente – Guardala, non è bellissima?
Stavo per urlare parole irripetibili, il mattino dopo avevo un importante colloquio di lavoro in una multinazionale, non volevo certo presentarmi con le occhiaie per non aver dormito. Stavo per dirgli “gentilmente” di andarsene quando Marco mi disse che che quella non era una teiera ma era nientemeno che la lampada di Aladino! Tentai di svenire. Non riuscendoci finsi di essere cordiale e domandai:
– come puoi dire una cosa del genere, nel pieno della notte, ad un essere che non crede neppure a quanto scritto sui giornali?
– E’ semplicissimo – disse lui – c’era il libretto delle istruzioni. A dire il vero era una vecchia pergamena che è andata distrutta quando Bluff, il mio cane, l’ha scambiata per chissà cosa mangiandosela. Comunque sono riuscito a tradurne una parte e non ho dubbi su quel che dico.

A questo punto gli offrii un crodino nel quale avevo sciolto cinque compresse di sonnifero. Fu per me un’immensa soddisfazione quando Marco cadde sul tappeto di colpo, a metà di una sconnessa frase. Spensi le luci e me ne tornai a dormire. Cercate di capirmi; era davvero tardi. Passai il resto della notte in un sonno beato in cui sognai più volte Marco che cadeva a terra troncando le sue frasi improvvisamente. L’impietosa sveglia mi destò da un sogno in cui il mio amico veniva carbonizzato da un difettoso contatto elettrico mentre mi suonava il campanello di casa mia durante la notte. Mi alzai e ignorando il corpo del mio amico, ancora steso sul tappeto, mi recai in cucina a preparare la colazione. Misi a bollire l’acqua per il the e la versai nella teiera che trovai sul tavolo. Stavo per andare a svegliare l’essere ignobile che giaceva sul tappeto quando delle urla spaventose risuonarono dietro le mie spalle:
– AAAAAAGGGHHHHH!!!!!…. -PRIZZZZ.. …STANGGGGHHH.. ..IIIAAIIUUUUOOOOOO… VAFF…

Marco si svegliò ed entrò in cucina con gli occhi sbarrati.
Lo vidi sbiancare in volto:
– Dove hai versato l’acqua del the per la colazione?

Guardai in cucina e sbiancai in volto. Balbettai:
– L’ho…ve ver..sata…ne nel..la…tua…te teie…ra…

La teiera stava saltellando come impazzita prima sul tavolo e poi sul pavimento. Tuoni e lampi scaturivano da lei.
– Bisogna tiralo fuori subito di lì – disse Marco – Lo sai che l’unico modo per tirare fuori i geni della lampada è quello di strofinare con la mano la lampada stessa.
Prese in mano la lampada e cercando di tenerla ferma iniziò a strofinarla, ma per pochissimo tempo…
– AAAGGGHHH!!! Scotta! Mi sono bruciato!

Per forza, con tutta l’acqua bollente che ci avevo versato dentro! Svuotai la teiera nel lavandino e poi la immersi in una vaschetta piena di acqua fredda. Dopo che si fu sprigionata una bella dose di vapore ci decidemmo a tirarla fuori e con un certo timore la appoggiammo, delicatamente, sul tavolo. Dal suo interno si potevano udire deboli imprecazioni e lamenti uniti a sortilegi vari che non riuscivamo a capire.
– Non credi che sia il caso di rimetterla dove l’hai trovata? – dissi a Marco – Io farei finta di niente e non la strofinerei… il genio potrebbe essere un po’ arrabbiato con noi?
– Storie – mi rispose sicuro – il genio è obbligato per contratto a eseguire tre desideri di chi lo tira fuori, e noi lo tireremo fuori.
Prima che potessi ribattere qualcosa Marco prese a strofinare la lampada. Una nube blu uscì dalla bocca della lampada, un bagliore accecante invase la stanza ed infine un Genio, un vero Genio, apparve davanti a noi. Era un po’ bruciacchiato!
– Bene, bene… – disse con un accento tedesco mentre i suoi occhi ci infilzavano – ekko i miei torturatori

Noi facemmo un sorriso ebete di circostanza. Poi ci ritrovammo qui dentro. Adesso io e Marco siamo i geni della lampada, da 30 anni siamo imprigionati qui dentro mentre il vero genio è a spasso con la mia faccia e i miei calzini. Probabilmente è anche impiegato in una multinazionale al mio posto!

Vi prego, se trovate una vecchia teiera non versateci dentro l’acqua bollente prima di averla strofinata un po’.

I testimoni di Genova

maggio2001

racconto buffo
Mi trovavo nel mio appartamento, a Genova, indaffarato in un lavoro che non ero chiaramente in grado di fare…
Ore 14 – Stavo cercando di riparare il rubinetto della cucina quando vengono a suonare alla mia porta due distinti signori di una non meglio precisata setta religiosa, riparo alla meglio, temporaneamente, il rubinetto e vado ad aprire.

Dopo aver iniziato il discorso parlandomi di un profeta greco di origine francese chiamato Hànte Dù (o forse era un panettiere francese di origine sarda chiamato Antoneddu, non ho capito bene) la conversazione, o meglio, il monologo, ha toccato i temi più disparati, dalla urbanizzazione delle campagne alla colorazione delle alghe marine, dai problemi di sopravvivenza in Antartide al possibile problema della fame presso eventuali popolazioni cannibali della Svizzera settentrionale.
Ore 14.30 – Stavo coraggiosamente cercando di dire a questi signori che avevo anche molte altre cose da fare nella giornata, e ormai c’era una certa umidità sul pavimento, quando improvvisamente uno di loro cercò con ogni mezzo, anche con la forza, di vendermi una indispensabile Enciclopedia Universale Religioso-filosofico-teolisticheggiante di ben 20 pagine al simbolico prezzo di lire 50.000.
Ore 15 – Ho tentato in tutti i modi di far loro capire che non avrei potuto comunque concentrarmi su quel volume a causa del mio rubinetto, vi erano ormai tre centimetri d’acqua sul pavimento, ma poiché insistevano accettai di sfogliare l’eccezionale volume. Il libretto mi cadde di mano e venni sgridato con animosità e brutte parole da uno dei due portatori di pace e serenità, mentre l’altro lo faceva sgocciolare tenendolo tra due dita.
Ore 15.30 – Si vedevano ormai i pesci del mio acquario nuotare liberamente nella sala da pranzo quando per l’ennesima volta tentarono di rifilarmi l’enciclopedia condensata di tutto il sapere umano (il prezzo era nel frattempo calato a 950 lire).

All’improvviso le sirene coprirono le parole dei portavoce della pace e si videro arrivare tre autobotti dei pompieri chiamati dall’inquilina del piano di sotto perché non sapeva nuotare.
Ore 16 – Alla fine l’umidità portò anche dei risultati positivi. Uno dei due rappresentanti della pace cosmica, le cui scarpe da tennis non lo avevano protetto dall’acqua, iniziò a starnutire incessantemente preso da violentissimo raffreddore. Ne approfittai, sghignazzando, per vendergli un paio di vecchi stivaloni da pesca con i quali se ne andarono entrambi.
Dalla finestra li vidi parlare a lungo e animatamente con il capo dei pompieri che cercava di allontanarsi scuotendo la testa, restituendo un piccolo libretto.

Roberto Moretto

  • biella
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