Racconti e poesie

Racconti brevi, aforismi e poesie scritti da autori biellesi

C’era una volta…

luglio2013

Biella 29-3- 1958
Chissà se a qualcuno,abitante allora nel biellese, questa data dice qualcosa. Che può essere, un avvenimento, una catastrofe naturale? forse piuttosto la seconda, soltanto che non è stata ” naturale ” ma ” artificiale ” cioè provocata dall’uomo. Infatti quel giorno, cessava per sempre il servizio della ferrovia Biella-Oropa in omaggio alla legge della convenienza, del gretto profitto, senza tenere in alcun conto il lato affettivo, turistico, spettacolare, fiore all’occhiello del biellese, rappresentato da questa splendida opera dell’ingegno umano, spazzata via con estrema leggerezza senza un pizzico di lungimiranza senza vedere un po’ più in là del proprio naso. Si può capire che il servizio su gomma fosse più economico, ma perché smantellare l’impianto, perché non tenerlo in vita, come si tengono agibili i tanti monumenti d’arte di cui l’Italia è ricchissima? Certo, allora i mezzi erano pochi, ma più che i mezzi erano le idee ad essere scarse; tutto era orientato all’efficienza, alla resa immediata. Purtroppo nessuno seppe opporsi , allora non esistevano movimenti proloco che avrebbero potuto fare resistenza e ottenere che l’opera fosse risparmiata, mantenendola in vita, in attesa di tempi migliori; oggi sarebbe un bene prezioso. Il biellese è ricco di luoghi splendidi, che meritano la visita del turista, ma sono siti profusi dalla natura; l’uomo ci ha messo poco di suo e oggi una ferrovia come era la Biella-Oropa sarebbe un richiamo fortissimo, anche internazionale. Cara tranvìa, passano gli anni ma il tuo ricordo è sempre vivo, specialmente quando si sale ad Oropa in macchina; par di sentire il tuo sferragliare, o il caratteristico segnale acustico di quando ti accingevi ad immetterti nella provinciale dalla tua sede ferrata. Rimpiangiamo le tue semplici sembianze, lo sferragliare nelle vie di Biella, i tuoi stridii nelle curve, il sibilo delle ruote quando affrontavi il “curvone”; il tuo arrancare su per le erte del Favaro e mentre si saliva l’aria cambiava di temperatura, refrigerio per chi, salendo dalla ” bassa ” con borse, borsoni e zaini pieni di pagnotte, salami e fiaschi di vino, si riempiva gli occhi della vista panoramica che via via si concedeva ai suoi sguardi. Famiglie intere in gita annuale; una gita di prestigio vagheggiata tutto l’anno da chi, proveniente dalle risaie di Vercelli , Pavia, Novara e oltre, si concedeva uno svago speciale. E tu, caro trenino, davi un tocco speciale a questa giornata di lusso, lasciando in chi era salito tramite tuo, ad Oropa, il desiderio di tornare ben presto. Arrivati ad Oropa la gente, tramite lo scalone che sale dalla stazione ( che esiste tutt’ora) raggiungeva il primo piazzale e si spandeva in tutte le direzioni. La messa nella vecchia basilica, al cospetto della madonna Nera appuntamento annuale desiderato tutto l’anno; la visita al duomo che, con la sua grandiosità, destava sempre impressione. A mezzogiorno lo sciamare delle famiglie, cariche di vettovaglie e provviste verso i freschi boschi di faggi, alla ricerca del posto migliore per il pasto più allegro e piacevole dell’anno. Chissà se vendono ancora il bicchierino di alluminio fatto di alcuni anelli che, tirandoli, formano il bicchiere. Riempito il fiasco ( prosciugato del vino ) con la fresca acqua, si torna alla stazione. L’assalto alla tramvia, la lenta discesa mentre lo sguardo spazia sull’orizzonte, dove si vedono luccicare gli specchi delle risaie. L’arrivo a Biella ai giardini pubblici. Un po’ di tristezza, come sempre si prova quando qualcosa di piacevole finisce, il proponimento di tornare appena possibile. Peccato, peccato, peccato! Signori amministratori, fateci un pensierino, non si vive di solo pane! La gente semplice, che lavora, che tribola, vive anche di questo.

C’era una volta…

Un lento sferragliare
nella curva, uno stridiio
è un ricordo, fa sognare
il trenino, sul pendio.

Tanti anni son passati
è restato qualche segno
del sentiero del trenino
per i posteri ( come un pegno)

Un terrazzo, un ponticello
una traccia di binario
veramente era bello
resta un sogno ( immaginario)

Si partiva dai giardini
la domenica in mattinata
genitori e ragazzini
per l’allegra scampagnata.

Con il sacco sulle spalle
pieno zeppo di panini
verso Oropa , nella valle
sulla groppa dei trenini.

E durante la salita
si rideva, si scherzava
si era poveri ma la vita
era bella e contava.

Ma un giorno le corriere
i trenini han soppiantato
sono state giornate nere
e il sogno è trtamontato.

Peccato, veramente,
che, in nome del progresso
venga tolto alla gente
qualche cosa di se stessa.

Ma permettetemi di sognare
che, passando un dì per Biella
possa udir lo sferragliare
del trenino (che cosa bella)

Renzo Antoniotti – poesiabiellese@libero.it

Madona neira

giugno2013

Puisia an poc ironica ca la pija an gir bunariament ai pelegrin d’Urupa.

Lassü ‘ntla cunca d’Urupa
anfiteatro natüral
‘te ca fa n’dì bel
e duj di fa tampural,

aj riva gent dla bassa
da tüti ‘j part
da ben luntan
da pü luntan ancura.

Aj dociu tücc
se l’ Mucrun a ja l’capel
cun la speransa
che stavota a faga bel.

Cumpagnà dal previ
sun pelegrin
cai ven-u a Urupa
par dai sagrin.

Quaicün sal seriu
a lè credent
diaucc aj crëdu
par sgüressi j dent.

Parchè a Urupa
jè ci ca ven
par preghé n’ tla piola
n’ ti ca s’ mangia ben.

Setà a taula
as sent religios
basta ca’s disbroiu
a purteji quaicoss.

E l ‘ prega:
Padre nostro Padre nostro,
fa che arrivi un buon arrosto
e, per favore, Madonna nera,
che non si scordin la barbera.

L’è dispost a fe la spejsa
par jagnulot a la piemunteisa,
pulenta cunscia, parlumni nen,
t’la spassa tüta, se gnün lu ten.

Però sun tancc c’aj van a mëssa
parchè la fede l’è na carëssa
par la Madona aj sun lì
j’ han manca di so piasì.

Ma nen sempi la gent
l’ ha passiensa da cuntentessi
la vë l’ miracul, lu pretend,
e ja rasun , la Madona,
quaj vota d’han rabiessi.

Pori Madona, que la pë feji
Tücc la pë nen cuntenteji
Büta püra ca la fa miracuj,
ma quaicün dabun a’s tracu.

” Ju düi brass , na ment sola,
dal Paradis am jütu nen,
l’han piantami chi da sola
a tüti quanti fe dal ben ”

La reclama la marun-a
parchè aj piju fin-a al fià
quasi ai ven la tentassiun
da ciapé sü e n’desni a cà.

L’ültima vota chi jù visitala
l’era trop andafarà
ju truvala propi straca
j’ava l’aria an poc sècà,

A scutè si pelegrin
l’ha cumincià già dal matin
l’ha finì ca l’era seira…
it garantis …l’era propi neira!

Renzo Antoniotti – poesiabiellese@libero.it

Delusione

giugno2013

C’era una volta un pipistrello
amava gli insetti, specie le zanzare,
era forte, veloce, era molto bello,
dagli amici sapeva farsi amare.

Fra tanti pregi, un difetto,
alle pipistrelle non sapeva aprire il cuore,
questo fatto lo faceva sentire inetto,
impregnava il suo animo di dolore.

Una notte incontrò una pipistrella
che volteggiava fra una zanzara e l’altra,
era carina, veloce, molto bella,
ma fuggiva da lui con mossa scaltra.

Per conquistarla si diede un gran daffare
saettando come fulmine nella notte
ben cento zanzare riuscì a catturare,
alla fine aveva le ossa rotte.

Volò da lei ad offrire il suo bottino
ma era sparita, di lei non c’era traccia,
la cercò esplorando il giardino,
cercò per ore, una grande faticaccia.

Ma un altro pipistrello
passando li per via
un pp’ più furbo e meno bello
aveva offerto alla bella la sua compagnia.

La morale che scaturisce
chiaro dice a tutti noi:
svelti a chiudere la stalla
altrimenti scappano i buoi!

Renzo Antoniotti – poesiabiellese@libero.it

Due novembre

giugno2013

Cento, mille lumini ardenti
tremuli alla brezza della sera
respiro di chi giace in pace
non più divisi da umane distribe
ma uniti dall’eterno riposo.
Fra qualche giorno la loro festa;
forse tutti avranno un fiore
ma molto sarà gradito a loro
il riveder gli amati volti
il risentir il brusìo dei cuori.
Rivivranno attimi di vita
troppo breve e crudele per alcuni
per altri traguardo di pace e di oblio.
Passeggia il viandante solitario
fra umili tombe e pretenziosi sepolcri;
lento il suo passo, commosso il suo sguardo
rimembrando commoventi affetti
che furono vita ma dalla ria sorte spenti.
Profondo il silenzio ma viva la sensazione
della presenza delle mille anime
che par dicano ” rallenta il passo
e donaci la tua attenzione:
non aver fretta, non aver timore,
qui tutto è pace, tutto è amore.

Renzo Antoniotti – poesiabiellese@libero.it

Farfalle musicali

giugno2013

Le ombre della sera invadono
come morbide ragnatele
la cameretta che ospita l’infermo;
dalla finestra dirimpettaia
danzando come nugolo di farfalle
le note melanconiche del “chiaro di Luna”
si espandono con armonia
come balsamo sull’animo di chi ascolta,
leniscono il dolore del fisico sofferente.
Fra mille e mille anni
se il buon Dio conservato avrà il mondo
vivrà ancora questa melodìa
per accarezzare le anime
per far sognare le genti.
Nel silenzio della sera d’autunno
il tocco acerbo dell’aspirante artista
invia nell’etere il messaggio d’affetto
che Ludwig crear seppe per Elisa
rendendo immortale il suo sentimento.
E tu, umano, nel tuo letto di dolore
approfitta di questo dono
che, come amorevole unguento
lenir sa il tuo tormento.

Renzo Antoniotti – poesiabiellese@libero.it

Barbone

giugno2013

Perché son barbone
mah… non lo so
non ricordo bene
nella mente ho confusione.

Un giorno, mi pare
avevo una moglie
un lavoro, vivevo felice
lasciandomi amare.

Ma avevo un difetto
ero nato onesto
fu questo fatto
a rovinar la mia vita.

Or vo ramingo, mendicando
a capo chino, rasente i muri
per non veder della gente
gli occhi ostili, gli sguardi duri.

Una casa di cartone
un pastrano, una bisaccia
è il mobilio di un barbone
che non si rasa per nascondere la faccia.

Renzo Antoniotti – poesiabiellese@libero.it

Pensieri

giugno2013

Nera la notte
buia la mente
un vortice di pensieri
nel silenzio silente.
Sulla parete bianca
un bruno crocefisso
sostiene una figura stanca
è “Cristo”, riverisco.
Non passano i minuti
meno ancora le ore
scanditi i secondi
dai battiti del cuore.
Osserva il Cristo in croce
nel letto, il sofferente
al quale par udir la voce
‘dormi figlio’ ma forse ha detto niente.
Finalmente ecco apparir
una luce tenue, rosata
che dice al mondo tutto
che l’aurora è ritornata.
Bentosto la lampada divina
con raggi d’or avrà illuminato
con carezze di luce
tutto quanto il Creato.
Ritorna, della vita,
l’eterna e gioiosa danza
foriera di luce vivida
d’amore e di speranza.

Renzo Antoniotti – poesiabiellese@libero.it

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