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Breve storia dell'Associazione Mariana Piccola Opera dell'Amore

Così cominciò il cammino che portò alla nascita dell’Associazione e poi alla Piccola Opera dell’Amore

Dopo essere uscito indenne da 3 gravi incidenti stradali ed avere superato 3 volte grossi problemi di salute, di cui tutt’oggi ne porta le conseguenze, Sabino acconsente dopo numerosi rinvii ed il verificarsi di strane coincidenze, all'invito della moglie Ileana di recarsi il 4 Febbraio 1987 in un luogo dove ancora oggi si dice che appare la S. Vergine ad un veggente di nome Renato. Il recarsi in quella città fu da lui accettato, non perché credesse a quei fatti, ma solo per non sentirsi più ripetere quell’insistente e fastidioso invito sia da parte della moglie che da parte dei suoi parenti, anche se correva voce che li si verificassero numerose conversioni e guarigioni oltre ad altre cose umanamente inspiegabili. Il motivo di portare il marito in quel luogo partiva dal desiderio di chiedere alla S. Vergine la sua guarigione da quei disturbi di circolazione e di deambulazione causati dalle complicazioni postoperatorie, trombosi multiple agli arti inferiori e microembolia polmonare, dovute in seguito all’asportazione della cistifellea avvenuta qualche anno prima. Fu proprio a seguito di questo suo pellegrinaggio in quel luogo che in Sabino successe qualcosa che avrebbe poi trasformato tutta la sua vita. In quel luogo ebbe molti segni. Su quel monte, denominato monte di cristo, ebbe l’ispirazione di chiedere al veggente di assegnare ai pellegrini biellesi ed alla Città di Biella la sesta stazione della Via Crucis con la relativa croce. Quel giorno, Sabato Santo del 1987, successe un fatto inspiegabile che determinò l’assegnazione di quella sesta stazione a Biella. Tale croce fu portata da Sabino a casa sua in Occhieppo Superiore il 06/06/1987 divenendo la sua bandiera. Da quel giorno numerosi pellegrinaggi si susseguirono tutti i mesi in alcune località dove si presumeva che la Vergine apparisse o dava tangibili segni della sua presenza (Schio, Medijugorie, Oliveto Citra, Crosia, Civitavecchia, Fatima, Lourdes).

In tutti questi luoghi e per tutti questi anni Sabino ha ricevuto moltissimi segni che gli hanno fatto capire che il Cielo voleva da lui qualcosa di concreto e che lo stava preparando attraverso pellegrinaggi ed incontri con persone ispirate ad una missione che in seguito gli sarebbe stata affidata. Diversi sono i messaggi ricevuti dal cielo sia attraverso presunti veggenti, sia attraverso le sue ispirazioni che l’hanno portato a realizzare il 18 gennaio 1988 una Via Matris intorno alle mura del Santuario di Graglia (BI) ed una cappella dedicata alla S. Vergine ed al suo figlio Gesù. In questo luogo si sono verificati diversi fatti umanamente inspiegabili, alla presenza di parecchi testimoni. Durante l’apparizione del 25 marzo 1992 che la S. Vergine, attraverso il veggente Renato, avrebbe dato un messaggio per Sabino con il quale gli affidava il compito di gettare le basi di una opera caritativa. Diversi furono i luoghi visitati per vedere se c’erano i presupposti per fondare una struttura adeguata a ciò che l’ispirazione suggeriva a Sabino. E quando tutto sembrava procedere, anche se con molta difficoltà, verso una felice conclusione, al momento di concretizzare con la firma l’atto di affitto o di comodato per ben quattro volte tutto svanì nel nulla. Difficoltà da parte delle proprietà per motivi sempre diversi. Finché un giorno del mese di luglio 1993, sfiduciato ed un po’ dubbioso sulla veridicità del messaggio ricevuto, Sabino si recò dalla sua guida spirituale per confidargli il suo stato d’animo. Quel frate che da molto tempo conosceva Sabino e lo seguiva spiritualmente, dopo averlo ascoltato e un po’ rincuorato, consigliò di sospendere ogni ulteriore ricerca, in quanto tutto ciò che si poteva fare era stato fatto; se quella fosse stata veramente un’opera voluta dal cielo le cose sarebbero ora continuate ugualmente. Pur essendo amareggiato da questo ispirato consiglio Sabino decise di obbedire ed attendere. Fu così che dopo qualche giorno, mentre si trovava ad uscire dalla basilica di San Sebastiano in Biella, luogo già depositario di un’altra sorprendente storia da lui vissuta, incontrò una suora rosminiana di nome Eletta che gli indicò il caseggiato dell’ex Orfanotrofio di Biella, appartenente ora alla fondazione Ravetti, come possibile struttura per la realizzazione di quell’opera tanto desiderata. Tale caseggiato era stato abbandonato dalle suore rosminiane per le condizioni pietose in cui versava a causa della manutenzione che negli ultimi quarant’anni era venuta a mancare quasi completamente. Nel mese di Agosto 19963 Sabino riuscì a mettersi in contatto con l’amministratore dello stabile che avendo sentito ciò che volevasi fare lo rimandò agli altri membri del consiglio, giudicando irrealizzabile tale progetto privo come era di una qualsiasi disponibilità finanziaria. Sabino con pazienza ed umiltà contattò tutti gli amministratori e, fra battute di spirito, sorrisi di sufficienza e consigli amichevoli di lasciar stare. Impresa si arrivò alla prima settimana di febbraio del 1994, quando dopo essersi riunito il consiglio di amministrazione ed aver ribadito per l’ennesima volta che l’impresa in quelle condizioni di indisponibilità finanziarie, di inesperienza, di scarsità di sostenitori e di poca chiarezza sugli obiettivi da raggiungere era umanamente solo follia; però a causa di un’insistenza implorante, decisero di dare la struttura in comodato gratuito per nove anni a condizione di eseguire tutti i lavori necessari per renderla abitabile e con la pensiero che lui mai sarebbe riuscito a realizzarla. Dopo questa delibera tanto combattuta e sofferta Sabino sente la necessità di fondare un’associazione e quindi radunati alcuni suoi amici chiese al notaio Paolo Tavolaccini di Biella di redigere al più presto l’atto costitutivo dell’Associazione Mariana Piccola Opera dell’Amore. Questi si dichiara disponibile e fissa per la firma dell’atto la data dell’11 febbraio 1994. Solo al momento della firma lui e gli altri componenti dell’associazione si resero conto che quel giorno era la ricorrenza della prima apparizione dell’Immacolata a Lourdes e quindi giorno di particolare significato mariano. Incominciarono quasi subito i lavori di ristrutturazione e con gran meraviglia di tutti arrivarono uno dopo l’altro tecnici, geometri ingegneri, architetti, artigiani, imprese edilizie, pensionati tutto fare, qualche offerta in denaro oltre a quelle di materiale elettrico, idraulico, edilizio, di falegnameria, di ceramica da rivestimento e così con pochissimi soldi ma con molto buon cuore fu restaurata per prima la chiesetta della Piccola Opera dell’Amore, che il Vescovo di Biella Mons. Massimo Giustetti inaugurò il 18 dicembre 1994, e via via tra sacrifici, sofferenze ed umiliazioni tutta la struttura di quasi tremila metri quadri coperti. Si tralasciano per brevità tutte le vicende ed i segni molto avvenuti durante la fase di ristrutturazione che hanno permesso la sua realizzazione. Però fra i tanti almeno uno ve lo voglio raccontare. Era il venerdì precedente la Settimana Santa del 1996, Sabino era molto stanco per tutti i lavori che in prima persona aveva portato avanti per completare l’opera di ristrutturazione e quindi aveva deciso di trascorrere con la sua famiglia la Settimana Santa a Vicenza dai parenti sia suoi che della moglie; quando telefonando a casa nel pomeriggio la figlia Barbara lo avverte che la mamma si era sentita male mentre era in casa di una sua amica e che la sorella M. Cristina essendo stata informata dell’accaduto da quella famiglia era subito accorsa per portare la mamma in ospedale. Intuendo che quella aveva fatto per ben tre volte un ictus cerebrale che ne aveva procurato sia la perdita della parola che la funzionalità del braccio e della gamba sinistra, oltre ad uno stato comatoso per il quale la prognosi era riservata. Immaginatevi il suo stato d’animo nel trovare la moglie in quelle condizioni tanto più che si trovava in quel periodo al limite delle sue risorse fisiche e con l’impegno di condurre per la domenica delle Palme un pellegrinaggio a Schio per poi fermarsi a Vicenza con la sua famiglia. La notte del venerdì trascorse lunga e piena di ansia per quanto il cielo gli serbava per i giorni successivi. I figli tutti concordi si lamentavano con lui per il troppo impegno preso nel portare avanti la Piccola Opera dell’Amore dedicando a loro parere poco tempo per la famiglia. Il giorno dopo, e cioè sabato mattina appena i medici gli diedero il permesso di entrare in reparto, lui fu al capezzale della moglie ed anche se lei aveva gli occhi chiusi ed era in uno stato di incoscienza, le parlò come se fosse sveglia e comprendesse tutto, dicendole che non si sarebbe mosso dal suo letto e che la domenica delle Palme non si sarebbe recato in pellegrinaggio a Schio. Dopo averle parlato così lei ancora con gli occhi chiusi ed addormentata gli rispose: "Va e prega per me". Lui fu sorpreso e commosso nell’udire quelle parole, le uniche che pronunciò da quando era entrata in stato di incoscienza quando arrivarono i suoi figli, non raccontò niente e loro gli ripeterono che non doveva muoversi dal letto della loro mamma perché il peggio poteva capitare da un momento all’altro. In cuor suo decise di non partecipare a quel pellegrinaggio e di non dedicarsi più a tempo pieno per quell’opera che stava per iniziare i primi passi. Quando fu sera e tutti i suoi figli erano con lui intorno al letto di sua moglie, sentì forte dentro di sé la necessità di ripetere a sua moglie ancora in stato comatoso quanto aveva detto al mattino e fu così che per la seconda volta la signora Ileana ripeté le stesse parole, uniche della giornata e cioè "Va e prega per me". All’udire ciò i figli meravigliati e sorpresi, tutti d’accordo costrinsero il padre a fare quel pellegrinaggio, dicendo che era inutile che lui si fermasse in un ospedale in quanto c’erano già loro e nulla si poteva fare per cambiare quella situazione. Così lui col pianto nel cuore, condusse le preghiere di quel pellegrinaggio che reputò voluto dal cielo affidandosi completamente a Maria. In tutte le sue preghiere di quel giorno lui ripeté sempre questa invocazione "Tu Maria sai cosa è meglio per lei, pensaci tu, a te mi affido". Durante il viaggio di ritorno tutte le persone del pullman si unirono alla sua preghiera. Quando giunse a casa era quasi l’una di notte e così non ebbe il coraggio di telefonare a nessuno per avere le ultime notizie però alle sei del mattino del lunedì lui era già in ospedale accanto alla moglie dove poté constatare con grande sorpresa che la paresi ed i suoi segni erano quasi del tutto scomparsi mentre persisteva ancora lo stato comatoso. Appena uscito dall’ospedale si recò subito nella chiesetta della Piccola opera dell’Amore per ringraziare la S. Vergine e per chiederle un segno. Dopo la preghiera rivolse queste parole: "Madre Santa, se sei tu che stai operando sulla salute di mia moglie io mi affido a te e ciò che farai sarà per il meglio. Quindi se mi vorrai per sempre accanto al suo letto sono pronto ad accettare, però non potrò più curare lo sviluppo della Piccola Opera, se invece è tua volontà che io continui ad interessarmi dell’Opera, ebbene affinché non ci siano dubbi che sia proprio tu a volerlo, ti chiedo che lei torni ad essere autosufficiente e che il giorno dell’inaugurazione, ormai prossimo (4 maggio 1996) lei stessa sia presente e che ci arrivi con le sue gambe". In quei giorni i medici dicevano che se anche si fosse ripresa i tempi sarebbero stati decisamente lunghi, almeno un anno! Per brevità diremo solo che il 4 maggio mentre Sabino era in chiesa e il Vescovo stava per celebrare la messa, con grande gioia arrivò in chiesa sua moglie, senza l’aiuto di nessuno e dopo aver guidato la macchina. Per Sabino fu la prova che la S. Vergine desiderava che fosse ancora lui a portare avanti il progetto intrapreso.

L’Opera iniziò ad accogliere gli ospiti il 2 settembre 1996, nei primi mesi furono le suore Rosminiane ad aiutare poi, dal 27 novembre arrivarono 3 suore nigeriane della congregazione delle Figlie del Divino Amore. Da quella data ad oggi sofferenze, sacrifici, umiliazioni ma anche altri segni sono arrivati copiosi. Sabino si preparava a partire per una settimana di vacanza quando, improvvisamente, viene colto da angina instabile che per diversi giorni lo bloccò nel reparto cardiologico di terapia intensiva dell’unità coronarica dell’ospedale di Biella. Poi passò altri giorni nel reparto di terapia semintensiva dove le sue condizioni peggiorarono a tal punto che dovette essere portato d’urgenza nella clinica di S. Ambrogio di Milano. Qui fu sottoposto ad un delicato intervento di angioplastica con sten. Le sue condizioni erano più che critiche ma, l’aiuto della S. Vergine, quando tutti si preparavano al peggio, lui si rimise e ancora convalescente ritornò subito al lavoro. In quei giorni ricevette in dono una copia conforme all’originale della sacra sindone che oggi viene venerata e lasciata al culto dei fedeli nella chiesetta della Piccola Opera dell’Amore.

Il 24 dicembre 1998 si reca in Nigeria per fondare anche li una Piccola Opera dell’Amore consistente in un asilo per bambini poveri ed abbandonati, una mensa per i poveri ed un ambulatorio medico/infermieristico per le prime cure ai bisognosi.

Fonda poi in Biella, località Cossila S. Grato, un’altra Piccola Opera dell’Amore che avrà come finalità la formazione di giovani donne missionarie laiche che dedicheranno la loro vita al servizio dei fratelli ed all’apostolato.