Monte Barone di Coggiola
testo e fotografie di Marcello Rossi
Luogo di partenza: Coggiola (Piane di Rivò)
Quota di partenza: Quota: 950 m sul livello del mare
Luogo di arrivo: Monte Barone di Coggioa
Quota di arrivo: Quota: 2044 m sul livello del mare
Dislivello: 1094 m |
Esposizione: a sud
Copertura telefonica: assente
Tempo di percorrenza: circa 3 ore
Via di percorrenza: strada sterrata – mulattiera e sentiero
Segnavia: G1 e G8 |
Il monte Barone di Coggiola è la vetta simbolo della Valsessera. Pur con una quota non particolarmente elevata (circa 2044 m s.l.m.) rappresenta un punto panoramico di tutto rispetto alle alpi del biellese, sul monte Rosa (belle viste su punta Castore e Breithorn) e verso la pianura, grazie alla sua posizione particolarmente isolata. Per e dal rifugio Barone due sentieri permettono un giro ad anello evitando, se si vuole, di ripercorrere la strada di salita. Questo secondo itinerario, se percorso durante il rientro, si stacca poco a valle del rifugio Barone (indicatori) ed arriva alla bocchetta Foscale, vicino al rifugio Ciota. Qui è descritta solo la via “normale” e non è presentata la via alternativa (descrizione nella guida dei sentieri – vedi bibliografia).
Accesso automobilistico.
Arrivati a Trivero in corrispondenza della piazza si svolta a destra, seguendo le indicazioni per Coggiola.
Arrivati a Coggiola si lascia a destra un ponte e si prosegue diritto fino ad un secondo ponte sulla destra che porta ad oltrepassare il torrente Sessera. Subito dopo il ponte si svolta a sinistra (indicazioni per Piane di Rivò). Si sale lungo una strada asfaltata un po’ stretta ed arrivati alle Piane di Rivò (950 m), si parcheggia la macchina in corrispondenza di un pannello con carta dei sentieri e dove si stacca a sinistra una strada sterrata che sale in direzione opposta alla direzione di provenienza (differenti segnavia).
Descrizione dell’itinerario.
Parcheggiata la macchina si prende la strada sterrata che si stacca a sinistra e seguendo la strada per poco, pervenuti ad un piccolo slargo a monte di alcuni edifici (la strada tende a scendere) si stacca a destra un sentiero (cartelli indicatori G1 G5 G10, monte Barone) si prende il sentiero seguendo le indicazioni G1 e G8. Risalito un piccolo bosco (betulle) si perviene in poco tempo ad uno slargo (piccola costruzione – figura 2), in corrispondenza della quale il sentiero piega a sinistra ed entra, tenendosi in piano, in una valle secondaria (valle del rio Cavallero) il cui asse vallivo è perpendicolare alla cresta Gemevola-Pissavacca-Barone. Si arriva al fondo della valle dove si attraverso il rio Cavallero su un’aerea passerella o a valle delle stessa (figura 3) e si segue il sempre evidente sentiero seguendo le indicazioni per il Barone, si oltrepassa il bivio per l’attacco della palestra di roccia Oliva (cartello indicatore), fino ad arrivare al rifugio Ciota (costruito dal Corpo Forestale dello Stato nel 1965, con sul retro un locale sempre aperto) (figura 4). Il sentiero svolta di 180° in corrispondenza del rifugio (cambio del segnavia da seguire che da G1 passa a G8) e sale nel bosco con una serie di risvolti. Si arriva alla dorsale che si stacca dal Monte Pissavacca (dorsale che separa il rio Cavallero e quello dell’Ardecca), qui compare alla vista il Monte Barone con il rifugio e tutta la via da seguire per raggiungerlo (figura 5). Si percorre tutta la dorsale sul ben evidente sentiero fino ad arrivare sulle pendici della cresta che collega la cima di Pissavacca al Barone. Qui il sentiero piega a sinistra puntando decisamente verso il rifugio, passando per un tratto ripido in roccia attrezzato con catene fisse (denominato le Scarpie – figura 6). Si prosegue lungo il sentiero (sempre ben evidente), si oltrepassando i resti di alcuni alpeggi e si perviene al rifugio Barone (figura 7). Per tutto il percorso belle viste sulle principali vette del biellese (figura 8). Al rifugio, seguendo le indicazioni sui massi, si prende a destra il sentiero che punta diretto, lungo la linea di massima pendenza, verso la bocchetta di Ponasca. Il sentiero arriva sulla cresta a monte della bocchetta stessa (errata scritta su masso “bocchetta di Ponasca 1650 m”). Si piega a sinistra incontrando un altro sentiero (segnavia su masso) e si prosegue lungo la dorsale erbosa salendo per cresta (non esposta). Il sentiero continua fino alle pendici della vetta, ove il sentiero piega a sinistra passando in corrispondenza di una madonnina posta in una nicchia con una campanella (figura 10). Dopo pochi metri si sbuca sulla panoramica vetta (figura 11, 12 e 13). In vetta si trova un ometto di pietre con rosa dei venti, nel basamento del quale si trova un cassetto con il libro di vetta (figura 14 e 15). Pochi metri a sinistra si trova la piccola croce di vetta (figura 16).
Riferimento bibliografici.
Cartografia: Istituto Geografico Centrale: IVREA BIELLA BASSA VALLE D’AOSTA, scala 1 : 50000, Torino
Corrado Martiner Testa (2005), ITINERARI ESCURSIONISTICI NEL BIELLESE, La VALSESSERA, Leone & Griffa, Biella, pp. 149.
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