Biellaclub

Unione Industriale Biellese

La sede di via Torino

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Gli industriali biellesi, nel 1937-38, ebbero il problema di avere una sede che ospitasse la locale Unione Industriale. A tal scopo fu costituita, da alcuni promotori, la società anonima Immobiliare Sant'Eusebio, con capitale di L. 320.000 (320 azioni da L. 1000 caduna), per atto not. T. Casale del 14-2 1938. Portatori di queste azioni furono la soc. an. Biellese Autotrasporti S.A.B.A. (300 azioni) ed il rag. Guido Grosso, una società ed un privato biellesi, i quali avevano voluto dare alla città e regione loro una sede che degnamente, e con piena capacità funzionale, ospitasse gli uffici della loro Associazione. Ed infatti, al di sopra delle formali dichiarazioni dell'atto costitutivo che richiamavano i fini che normalmente si propongono le società immobiliari, la “S. Eusebio” ebbe sin dall' inizio, e durante tutto il periodo in cui durò la vita, solo scopo di creare questa sede: finalità che verrà poi espressamente richiamata nei verbali annuali, nelle dichiarazioni dell'Amministrazione sua.

L'edificio progettato dall'arch. Nicola Mosso, venne iniziato il 26 maggio 1938 e ultimato il 13 ottobre dello stesso anno. Inaugurato il 18 maggio 1939 alla presenza del Duce, accolto dall'allora Presidente dell' Unione Fascista degli Industriali, il “Consigliere Nazionale” Leone Garbaccio. Mussolini, dopo l'inaugurazione si era compiaciuto per l'imponenza dell'edificio.

L'area su cui poggia la costruzione era in precedenza occupata dalla stazione ferroviaria della linea Biella-Vercelli. Per rendere più sicuro l'accesso all'edificio si è creato un propileo (portico) per ottenere una necessaria zona tranquilla fra la strada e l'entrata. I bassorilievi in mostra sulla facciata, sono opera dello scultore Antonio Zucconi di Torino. Sopra l'entrata principale, dove ora c'è lo stemma di Biella, vi era il profilo del Duce (opera del pittore Piero Cervelli di Torino). Le opere murarie furono eseguite dall' impresa biellese Bassotto Orloget, i marmi furono forniti dalla Industria Marmi Vicentini di Chiampo, mentre i linoleum degli uffici era della Società del Linoleom di Milano, gli apparechi di illuminazione di pregio furono ordinati alla ditta Caliari di Torino e Venini di Venezia. Il costo complessivo di allora fu di L. 1.840.900 (circa 1.420.000 euro).

In seguito la Società venne sciolta mediante il passaggio dello stabile nel patrimonio dell' Unione di Vercelli e quindi della Confederazione dei datori di lavoro e dei professionisti ed artisti per effetto delle leggi corporative fasciste. Nel 1954 l'Ufficio Stralcio ex Confederazione degli Industriali in liquidazione rivendicò all'Unione Industriale Biellese il pagamento di un equo canone d'affitto a far data del 1° maggio 1945. Fu costituita in seguito una società per azioni denominata “IMMOBILIARE BIELLESE VIGNETTO” sotto cui passò la proprietà degli immobili. L'acquisto dello stabile venne definito dalla S.p.a Immobiliare Biellese Vignetto con rogito notaio Francesco Assandri di Milano il 28-7-1958 n. 26522/7012 registrato a Milano il 5-8-1958 al n. 5510 volume 1218. Il prezzo concordato con l'Ufficio Stralcio della ex Confederazione e riportato integralmente in atto fu di L. 62.633.344.

Dal 1972 al 1977, sono stati eseguiti interventi di miglioria e manutenzione quali: biblioteca e sale riunioni, uffici sindacali e centrale termica, uffici direzionali, uffici piano terreno, teatro, scale, atrio, uffici II piano. Nel 1980: costruzione scale A e B, uffici sindacali, pavimentazione ed impianto allarme II piano. Nel 1982/83: ampliamento laterale del teatro e reception, costruzione parcheggio, demolizione casa ex custode. Nel 1990: lavori per antincendio. Nel 1994/95: lavori di normativa antincendio.


biellaclub
20 aprile 2013


Testo di Giorgio Gulmini

Ricerca effettuata dall'Avvocato Rodolfo Rosso di Biella, legale della Fondazione Famiglia Caraccio, con sede presso l'Unione Industriale Biellese;
Integrazioni tratte da: "Eco di Biella" del 24 febbraio 2003, ”Architettura Italiana” dell'11 Novembre 1940.

 

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