Credo che ogni appassionato di montagna abbia un sogno, un traguardo desiderato, un luogo che più d'ogni altro abbia stregato il cuore. C'è chi porta dentro di sé il profilo dell'Everest, chi le vette andine, chi le pareti di El Capitan.. Senza volare troppo in alto e senza andar troppo lontano da casa, la mia meta porta il nome di "rifugio capanna Regina Margherita''. "O Signùr'? immagino i mezzi sorrisi, mentre si materializzano nella mente le immagini di autostrade di cordate e della funivia che sale e scende, scaricando ogni giorno centinaia di persone decise e pronte a salire al rifugio più alto d'Europa: non importa se sia la prima volta che si calzano i ramponi, non importa se di nodi e sicurezze si sappia poco o nulla, tanto per andare "alla Margherita'? Se per la maggior parte delle persone la salita alla punta Gnifetti rappresenta una sorta di "via Italia' all'insù, per me rimane ancora un sogno nel cassetto.
Tutto nasce dai racconti della nonna, che, con gli occhi lucidi, più volte mi ha fatto sognare, narrandomi di quando all'età di ventidue anni riuscì a risalire fino a quei 4.554 mt. Che gioia, che soddisfazione per una ragazza di quei tempi (correva l'anno 1951)! Una foto in bianco e nero appesa alla parete di casa cattura ogni volta la mia attenzione, mi ipnotizza: sono passati ormai 3 anni da quando le ho promesso che avrei portato una mia foto da appendere a fianco della sua. Ma ancora nulla. Per un motivo o per l'altro sembra proprio che gli dei della montagna mi vogliano tenere lontano dalla cima. Sembra davvero incredibile, quasi una barzelletta?
Settembre 2006. Arrivo carica e decisa all'ultimo weekend della stagione: sembra proprio la volta buona, fino al venerdì pomeriggio, giorno della partenza, tutto fila liscio (strano, visti i precedenti ?Fantozzi in confronto non conosce la sfortuna!) ed io ormai sento che ce la si farà: immagino nella mia mente il tragitto, visto tante volte in fotografia, sognato ad aperti occhi ancor di più! Ma il tempo cambia e una perturbazione cancella ogni mia speranza: decidiamo infatti di non salire nemmeno alla Capanna Gnifetti, sarebbe uno spreco di tempo e denaro. Mi arrabbio, piango come una bambina e mi sento abbastanza stupida. Non si può nemmeno rimandare la prenotazione al giorno seguente: nonostante sia settembre inoltrato infatti, il rifugio non ha proprio più posti liberi per il sabato sera. Bisogna arrendersi?
Ma le cose davvero non accadono per caso. Il giorno seguente, amareggiata, arrabbiata e delusa decido lo stesso di ripiegare su un sabato alternativo: terminata la pioggia, parto con il mio ragazzo nel tardo pomeriggio, al diavolo le nebbie di Oropa! Prendiamo una delle ultime corse della funivia e in poco tempo partiamo lasciandoci alle spalle il lago del Mucrone. Zaino in spalle e via, alla volta del Rifugio Coda. Camminiamo tra le nubi che piano piano si dissolvono, ad ogni passo lascio sulla pietra un po'della mia rabbia, riporto alla montagna quella tristezza che da due giorni mi fiacca e mi rende nervosa. Parlo poco, faccio fatica.. seguo i passi di Jacopo che mi precede come tante altre volte ed un po' alla volta, attraverso il silenzio del luogo, ritrovo serenità e piacere nel camminare. Il tempo vola e in due orette scarse arriviamo al rifugio. È come entrare in un'altra dimensione: al di sopra delle nubi, posto sul crinale tra le nostre vallate e la Val di Gressoney, questo luogo mi sembra subito magico. È l'ora del tramonto, sotto di noi le nuvole, sopra gli ultimi raggi di sole illuminano tutte le cime, dal Mucrone al Mombarone, in lontananza i grandi..il Gran Paradiso, il Monte Bianco e purtroppo anche da quassù mi tocca vedere l'insieme di cime del Monte Rosa. Anche l'ignaro gestore, che gentilmente si è offerto di scattarci la foto da rituale, sembra prenderci in giro: "La facciamo con il Rosa sullo sfondo..?!'
Non c'è rabbia ora, persa nel silenzio e nella tranquillità di questo luogo, in compagnia solo di Jacopo, dei simpatici gestori e di quattro signore tedesche assorte nei loro pensieri mi sento immensamente fortunata: penso, mi guardo intorno, c'è silenzio, si sente lo spirito della montagna, il freddo della notte, le stelle che pian piano si accendono, la luna tonda tonda compare e illumina quasi a giorno il rifugio. E intorno nessuno. Penso alle decine e decine di alpinisti che proprio in quei momenti si trovano alla Capanna Gnifetti, penso al caos del rifugio, ai preparativi, alle voci, alle camerate, al rumore di ramponi e delle piccozze.
Dov'è la montagna? Non sono né l'orgoglio né la tristezza a rispondere; mi sento felice ed in pace. Nella semplicità di una partita a dama, della camomilla e di un abbraccio sotto le stelle mi sento totalmente appagata.
Il mattino seguente i colori dell'alba ci danno il buon giorno, mentre le nebbie sotto di noi rendono il paesaggio ancor più incantato. Una giornata meravigliosa ci attende. Dopo una buona colazione decidiamo di incamminarci verso il Mombarone lungo le creste, per scendere poi a Graglia. Abbiamo la macchina ad Oropa, ma non ci pensiamo? la pace del luogo e la forza della montagna ci hanno davvero intrappolato. Non ci preoccupiamo, troveremo qualcuno che ci verrà a prendere (beh..alla fine un grazie di cuore a due nostri amici, i soli a casa quel giorno!!).
Appena prima di lasciare il rifugio però mi volto e guardo ancora una volta il profilo che sale e scende, sale e scende.. dal Castore al Lyskamm fino ad arrivare alla "Margherita'. Destino.. sorrido. Davvero un gran bel sogno, almeno per me.
Manterrò la mia promessa.
Valentina Rolando