DAL SOCCORSO ALPINO


Un altro anno d'attività sta per volgere al termine e anche quest'anno il Soccorso Alpino si prepara a sviluppare le consuete attività invernali che gli competono, con la solita dedizione, professionalità e preparazione che lo contraddistinguono.
Grazie a tali caratteristiche occorre ora ricordare come, nel febbraio passato, il Soccorso Alpino sia stato attivamente impegnato nell'evento sportivo invernale
di maggior rilievo non solo per la regione, ma per tutto il paese: le Olimpiadi Invernali di Torino.
Il C.N.S.A.S. ha potuto fornire ulteriore prova di professionalità e competenza di fronte a tutte le persone che hanno contribuito ad attuare un evento mondiale unico nel suo genere, partendo dagli atleti, gli addetti ai lavori, tutte le forze dell'ordine e gli spettatori di tutto il mondo. La collaborazione con le varie istituzioni che hanno partecipato alla gestione della sicurezza per tutto l'evento olimpico è stata proficua e molto istruttiva sia per il C.N.S.A.S sia per tutti gli enti preposti.
La presenza dei nostri volontari è stata richiesta e gradita su numerosi siti olimpici, quali Cesana Patriol per il Bob Skeleton e Luge, Sauze d'Oulx Jouvenceaux per il Freestyle, Pragelato per lo Ski Jumping, Bardonecchia per lo Snowboard, San Sicario Frieve per l'Alpine Skiing e Sestriere Borgata per Alpine Skiing e a Claviere per il pattugliamento ed il soccorso nelle piste aperte al pubblico e accompagnatori delle varie squadre olimpiche. La prontezza d'intervento e il controllo della situazione erano richiesti alle squadre formate dai volontari del S.A.S.P. che collaboravano con il personale sanitario; in particolare ogni squadra era formata da un medico, un infermiere e un tecnico S.A.S.P responsabile delle operazioni di soccorso, tutto per un totale di duecento tecnici richiesti al Soccorso Alpino.

La routine dei volontari di Torino, monitorati dal TOROC, ha contagiato tutti: riunioni organizzative in cui delineare i compiti e il numero di volontari richiesti, commissioni per la selezione dei volontari più disponibili e più esperti, accreditamento dei partecipanti con raccolta di dati personali, allestimento di basi d'elisoccorso (Sauze d'Oulx e Pragelato) a rinforzo del sistema preesistente, prove d'intervento e addestramenti, fino a giungere alle gare vere e proprie.
L'organizzazione delle squadre di soccorso era monitorata dalla direzione operativa, stanziata a Saune d'Oulx, incaricata di considerare di volta in volta le variabili d'intervento (quali condizioni meteorologiche, orari, trasporti).
L'efficienza dei volontari, volti ad agire al meglio della loro esperienza, si è potuta riscontrare tanto sui siti di gara quanto in occasione di due distacchi nevosi fuori pista, dopo i quali si è verificata una tempestiva e precisa bonifica delle aree interessate da parte dei nostri volontari.
Terminati i Giochi Olimpici, gli stessi volontari sono stati impegnati nel controllo delle Paralimpiadi, con un riconfermato successo dovuto all'ormai acquisita dimestichezza con il sistema di lavoro richiesto dal TOROC.
Personalmente ritengo sia stata un esperienza unica nel suo genere, ho potuto operare con colleghi di altre delegazioni piemontesi e con un personale sanitario d'alto livello, medici ed infermieri preparati e pronti ad affrontare ogni tipo d'emergenza.
Inoltre con i vari corpi militari, quali le brigate Alpine, la Finanza e le forze dell'ordine Carabinieri , Polizia, e Vigili del Fuoco, si era instaurato un rapporto unico di professionalità e rispetto reciproco, legato ad ognuna delle proprie competenze.
E' stato molto gratificante, dopo tanti sforzi dedicati alla nostra preparazione, non solo mi sono trovato nei siti Olimpici accanto ad atleti di fama mondiale, ma anche vicino alle persone comuni, ai residenti delle vallate olimpiche e ai gestori dei vari impianti durante il servizio di soccorso e pattugliamento delle piste nel comprensorio di Clavière.
Ora, vorrei trattare un argomento di interesse comune non solo a tutti coloro che leggono e s'interessano di emergenza, ma a tutti quei potenziali"utenti" che potrebbero richiederne il servizio : l'Elisoccorso.
Possiamo ricordare come il suo utilizzo, cominciato nel 1985, fu stabilito e coordinato dal DPR"De Lorenzo", del 1992. In particolare questo decreto specificava le modalità di intervento, creando un rapporto di coordinazione tra la Centrale Operativa e tutte le istituzioni di soccorso presenti sul territorio, eventualmente richieste dalla gravità dell'incidente.
Le chiamate dei cittadini bisognosi di soccorso giungono dunque alla Centrale Operativa, contattabile al numero 118; la quale, poi, valuta le condizioni dell'incidente e chi inviare sul luogo, garantendo un contatto telefonico continuo per la monitorizzazione del paziente e dei suoi soccorritori.


E' esclusivamente in casi di estrema gravità del paziente o di impossibilità di raggiungimento con mezzi rotabili che l'elisoccorso viene contattato ed assistito da squadre tecnicamente qualificate, ma a volte le informazioni fornite per via telefonica sono così frammentarie e imprecise da preferire eccedere nell'efficienza piuttosto che nella negligenza.
Ogni costo di trasporto e soccorso, mediato dalla Centrale Operativa, è a carico del Servizio Sanitario Nazionale; in particolare, ciascuna delle 49 basi dell'elisoccorso nazionale, arriva a costare circa tre milioni di euro l'anno.
Ad ogni modo, nell'immediatezza del soccorso e della guarigione, il cittadino che ha usufruito del servizio non lo paga, ma chiederei una meditazione alla seguente domanda: un escursionista che si rompe un polso, ed è autonomo nel ritorno a valle, si merita un elicottero o può rientrare a piedi?
Bisogna ammettere che forse questa condizione rende l'utilizzo dell'elisoccorso un'azione motivata non da casi di estrema urgenza, quanto più dalla comodità e dalla velocità che esso garantisce.
Teoricamente, è ingiustificabile la rischiosa manovra di prelevamento in montagna di un cittadino lievemente ferito, per poi, su sua richiesta, lasciarlo al piazzale dove sostava la sua auto: è uno spreco gratuito di forze e di mezzi.
Constatando che anche in Svizzera, per esempio, ogni intervento è pagato dall'utente che ne usufruisce, in un paio di regioni (Veneto e Alto Adige) l'amministrazione provinciale o regionale richiede i costi dell'intervento al malcapitato, rispettando (e facendo rispettare) il decreto De Lorenzo.
Diviene necessario appellarsi all'educazione e alla responsabilità di chi richiede il servizio dell'elisoccorso, contando anche su un'opportuna prevenzione e informazione da parte del CAI o associazioni similari, per evitare l'intervento in situazioni che non lo richiederebbero.
Questi concetti vorrei servissero a far scaturire una riflessione su quanti, ad esempio, si recano in ambiente montano sprovvisti delle più elementari cognizioni tecniche e formative, per svolgere anche le più banali attività, senza pensare che potrebbero rivelarsi molto pericolose o addirittura fatali, mettendo a repentaglio , oltre a se stessi, la stessa vita di chi ha dedicato il proprio tempo e la propria professionalità per aiutare le persone che veramente si trovano in situazioni di emergenza. Ritengo quindi sia molto utile incentivare i tesseramenti ad istituzioni come il CAI, il quale, non solo può dare la possibilità di frequentare corsi tecnici e specializzati per lo svolgimento delle varie attività in montagna, ma anche una copertura assicurativa, che può influire a garantire che, un'istituzione come l'elisoccorso, possa continuare ad esistere senza gravare troppo sulle spalle della collettività.

Per concludere, qualche dato sulle attività di soccorso svolte nell'anno 2005.
Su circa 6000 interventi, il 31% ha visto da parte di escursionisti la richiesta di soccorso, il 14% sciatori in pista, il 9% gli alpinisti e il 7% gli amatori dei funghi.
Nella maggior parte dei casi le chiamate al 118 erano motivate da cadute, in minor numero malori o perdita dell'orientamento, poi ancora scivolate o ritardi segnalati da amici o parenti (dati riportati dal Notiziario del Soccorso Alpino edizione aprile 2006).
Per quanto riguarda l'organico del S.A.S.P, delegazione Biellese, il direttivo viene confermato quello dell'anno appena trascorso, che vede come delegato e vice responsabile regionale, Martino Torrione, vice delegato Marco Foglietti , a capo della stazione di Vallemosso, Daniele Marchiori e vice Fulvio Cantono.
Ricordo, come sempre, che chi volesse entrare a far parte del Soccorso Alpino, potrà contattare il capo stazione Daniele, il quale è spesso presente nelle sale del CAI di Trivero, oppure recarsi, ogni giovedì sera, presso la nostra sede di delegazione a Biella in via Tripoli , dove potremo darvi tutte le informazioni o di contattarci via mail all'indirizzo: sasp.biella@libero.it .
Infine, come sempre, ricordate : in caso di EMERGENZA sanitaria il numero da comporre 118.
Informazioni e dati tratti da : Annuario C.N.S.A.S
siti correlati :www.cnsas.it,
http://www.sicurezzainmontagna.it/index.php?module=News&catid=&topic=1
Fulvio Cantono