5 minuti con... Paolo Coppa, Presidente del
Biella Jazz Club
"Credo che la cosa più importante per un musicista sia quella di trasmettere a chi lo ascolta un'immagine di tutte le cose meravigliose che sente e avverte nell'universo. Questo è ciò che la musica significa per me, semplicemente una possibilità, tra le molte altre, di dire che viviamo in un mondo immenso e meraviglioso, un mondo che ci è stato donato…" (John Coltrane, 1962).
Quanti iscritti ha il Biella Jazz Club?
Gli iscritti al Club sono circa un centinaio. Abbiamo un giorno di ritrovo settimanale, il martedì, e quando non c'è un concerto facciamo una sorta di jam session: c'è chi suona, chi presenta, chi improvvisa. Jam session è proprio il termine: suonare un po' come ti pare. E' sempre un'emozione diversa che cambia e varia nel tempo.


Sig. Coppa, che cos'è per Lei il Jazz?
E' un passaggio di consegne, un salto generazionale. Il messaggio jazzistico è completo, è veramente enorme, è infinito: è un piccolo raccontare i fatti della vita in musica. Come nella vita ci sono delle regole, delle modalità, degli appuntamenti, ci sono delle situazioni che si svolgono insieme agli altri ma concertate dentro ad una situazione predeterminata, così è nella musica. Il jazz nasce come espressione libera, come interpretazione, come improvvisazione verso un tema prestabilito. I jazzisti si mettono d'accordo ed iniziano a sentire il filo che li conduce, che ritmo c'è e poi esprimono, su un'armonia di fondo determinata, quello che è il loro pensiero.
Così è anche tutto quello che è la vita: è libera espressione, su una base designata per avere un linguaggio comune, per riuscire a comunicare con le stesse parole. E il bello è riuscire a mettere insieme tutto questo e passare il messaggio, scambiarlo, comunicare. Questo è il jazz, ma ogni cosa, nella vita, è jazz. La vita stessa. Scaturisce proprio da questo desiderio di comunicazione.

A differenza della musica "dotta" di altri generi, il jazz, come stile, ha un fondamento sociale. Nasce dal blues, dalle vicende americane ed è poi esportato in tutti i paesi del mondo e non è più soltanto musica per i neri ma diventa un modo per comunicare, per esprimere quello che si è, insieme agli altri. Non esiste una data precisa in cui nasce, comunque alla fine dell'Ottocento. Tuttavia, in tutto questo tempo, il jazz ha sempre mantenuto una freschezza d'animo soprattutto perché si aggancia, aderisce alla vita delle persone che suonano come a quella delle persone che ascoltano. Oggi ascoltiamo jazz in molte forme diverse. Ogni genere musicale attuale è un po' figlio del jazz anche se è stato piuttosto maltrattato nella storia, negli anni, nelle epoche.
Negli anni '60-'70 e '80, all'interno di questo club si moltiplicano tantissime possibilità di affiorare, ma sempre all'interno di altri spettacoli.
L'attività concertistica che abbiamo svolto, direi anche solo dagli anni '90 in avanti (faccio parte del Club dagli anni '90) è sempre stata un po' nell'ombra, non è mai emersa, mai reclamizzata a sufficienza perché si innalzasse in tutto il suo significato. Questa è la sfida che abbiamo lanciato a tutte le situazioni umane e sociali: la Big Band è l'ultima creazione. E' la scommessa. E' il sogno nel cassetto di questa direzione.
La Big Band è l'esempio più classico, più bello, di quello che è il jazz. Nel jazz è importante interagire e rapportarsi agli altri, per crescere e per essere uno stimolo alla crescita altrui. Ognuno ha una parte ma si completa attraverso gli altri. In più c'è il solista che emerge e che fa la puntata solistica in questo momento di espressione individuale, ma sempre in collaborazione con tutti, in accordo con tutti. La Big Band ha una sua spettacolarità scenica, nasce a suggellare un'evoluzione, un'espansione del messaggio del Biella Jazz Club, uno dei più antichi d'Italia, uno dei più longevi per la sua attività ininterrotta (nasce nel 1966) e per la qualità delle grosse stars che abbiamo potuto e siamo riusciti a coinvolgere nei tempi e a tutt'oggi.
Non sono un musicista anche se suono, se lo fossi parlerei di più di disquisizioni strumentali fra musicista e musicista. A me piace scoprire ogni volta ciò che succede fra chi suona ed il pubblico, tra chi sta dicendo qualcosa in musica e chi ascolta il suo messaggio, come lo spiega, come lo colora, come lo racconta. E’ la forma d’arte che sembra fatta di nulla, ma contiene tutto.


Lei che ruolo ha?
Il pubblico, i musicisti, il locale, sono tutti elementi che contribuiscono al processo creativo di ogni concerto di musica jazz. Si forgiano particolari dinamiche comunicative con un ruolo primario svolto dall'ascoltatore che comunica, consapevolmente e non, con i musicisti. Io ascolto le persone che suonano e immagino di essere lo spettatore. Bisogna spiegare, bisogna dar loro un modo per interpretare, una chiave di accesso per spiegare a chi ascolta, che sia un neofita o un esperto, le cose che non conosce. Solo così può esistere questo transfert artistico musicale. Solo la musica riesce a creare questo tipo di sensazione, quell'armonia particolare, quella nota, quel contrappunto. Il jazz è un linguaggio estremamente emozionale e le emozioni si devono esprimere per chi ascolta.


Da che cosa nasce la Sua passione per il jazz?

Nasce quando, all'età di sedici anni, sentii suonare nell'Aula Magna dell'Istituto Tecnico che frequentavo, un gruppo di quarantenni, (all'epoca per me erano dei vecchietti), che erano i fondatori del Biella Jazz Club, un sabato mattina. Chiaramente l'Aula Magna era piena perché nessuno aveva voglia di studiare, e mi ha colpito l'espressione di queste persone che, tra di loro, stavano godendo di quello che suonavano. Mi ha colpito in un modo tale! Ancora oggi, nonostante siano ormai trascorsi più di vent’anni da allora, quei signori comunicano fra di loro con le stesse modalità e la stessa freschezza! . Tutto questo è magico!

Progetti?
Sono un possibilista. Quello che è importante è seminare e poi cercare di far germogliare il tutto con mille cure. Penso sia questo il mio compito: cercare un modo per mandare avanti le situazioni e riuscire a concretizzarle. Per il futuro? L'ampliamento ed il miglioramento della sede, aprire più giorni alla settimana, non solo al martedì; un festival estivo di jazz; un'etichetta di distribuzione discografica. Ed una cosa molto bella: infondere questo entusiasmo negli altri, trasmettere alle persone che collaborano con me, fare capire qual è il significato delle cose da fare. Sono tantissime le cose da fare, un mare …

Patrizia Umilio - 05/03/04
Foto Biella Jazz Club - Giorgio Gulmini - Patrizia Umilio
Per suggerimenti, segnalazioni, consigli e materiali su fatti, personaggi e curiosità biellesi: patti@biellaclub.it

Un ringraziamento particolare al Biella Jazz Club per la simpatica disponibilità.

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