aprile 2007 - Biella

Incontro con la dottoressa Antonella Giordano, direttrice della casa circondariale di Biella.


Com’è strutturato il carcere di Biella?

Nella casa circondariale di Biella attualmente sono ristretti circa 220 detenuti a fronte di una presenza media di 300 detenuti prima dell’indulto. Per quanto concerne i circuiti di appartenenza, oltre ai cosiddetti detenuti comuni con posizione giuridica di definitivi , con sentenza passata in giudicato, e detenuti con posizione giuridica appellanti e ricorrenti ed in attesa di Primo Giudizio, sono presenti altre sezioni per categorie di appartenenza, secondo il principio richiamato dall’art 14 dell’o.p. secondo il quale l’assegnazione ad una sezione dell’istituto è disposta avendo riguardo alla possibilità di procedere ad un trattamento rieducativo comune. Sono dunque presenti: una sezione di primo livello per detenuti tossicodipendenti, una sezione destinata ai detenuti ristretti per reato di riprovazione sociale o reati cd. sex offenders, una sezione cd E.I.V elevato indice di vigilanza, una sezione destinata ai detenuti ammessi al lavoro all’esterno e in semilibertà.

Quali attività svolgono i detenuti?

Tra le attività lavorative organizzate, oltre a quelle interne finalizzate al mantenimento della struttura, quali servizi cucina, pulizie generali, conservazione ordinaria fabbricato, spesino, lavanderia, manutenzione aree verdi interne ed esterne alla struttura, (sono per lo più attività funzionali all’organizzazione interna della struttura), è in progetto una convenzione con la Cooperativa Sociale Aurora per l’impiego di un detenuto in art. 21 O.P. per produzione ortoflorovivaistica. Per quanto riguarda i corsi di formazione professionale finanziati dalla Regione Piemonte e gestiti dal Centro di Formazione Professionale - CFPP - della Casa di Carità Onlus, oltre al corso di manutenzione aree verdi, che da diversi anni viene tenuto all’interno dell’istituto e destinato ai detenuti cd. comuni, è stato approvato per l’anno 2007, per la prima volta, un corso di formazione professionale di legatoria destinato ai detenuti per reati cd. sex offenders. Si spera, attraverso Cooperative sociali, di trasformare questa possibilità di formazione professionale in una vera e propria attività lavorativa interna di legatoria e in collaborazione anche con la Casa Circondariale di Novara, dove è già in atto un’attività di tipografia. Ho avuto, di recente, un incontro con alcune Cooperative Sociali che si sono dimostrate interessate a questo progetto ed anche tramite il Tavolo Gol (Gruppo Operativo Locale) della Provincia di Biella, si cercherà di sensibilizzare tutti gli Enti per promuovere questa attività lavorativa, finalizzata ad acquisire commesse di lavoro.
Penso ad esempio alla Biblioteca, ai servizi destinati all’archivio, anche studi privati, professionali. Questa attività costituirà una fonte produttiva all’interno della struttura per il mantenimento dei detenuti e delle loro famiglie, con la possibilità di essere impiegati in attività analoghe esterne attraverso le Cooperative Sociali.
Per quanto riguarda gli altri corsi professionali, è già avviato un ciclo scolastico professionale dell’ IPSIA per sartoria ed alta moda: è un corso triennale con la possibilità di poterlo portare anche al quinquennio, destinato ai detenuti ristretti per reati di riprovazione sociale. C’è la possibilità, attraverso un progetto con l’IPSIA e con la Provincia di Biella, di realizzare un’unità produttiva aziendale interna. Al momento c’è soltanto l’intento, il proposito di poterlo realizzare, però sarebbe interessante creare una vera e propria lavorazione, una produzione di sartoria all’interno della struttura.
E’ stato altresì avviato un corso di formazione professionale Editing e grafica informatica tenuto dalla ISVOR FIAT,destinato ai detenuti appartenenti al circuito E.I.V.
Oltre a queste attività di formazione, è attivo un corso scolastico di scuola media ed un corso d’alfabetizzazione per i detenuti stranieri.
Per questi ultimi, bisogna richiamare una convenzione tra la Provincia di Biella, tra l’Amministrazione Penitenziaria e l’Associazione Mosaico, per la gestione dell’attività di mediazione interculturale a favore dei detenuti stranieri. Lo scopo della Convenzione è quello di fornire un supporto ai detenuti stranieri sia come servizio di mediazione interculturale, sia al fine di garantire un supporto linguistico informativo nei confronti del detenuto in modo tale che la presenza del mediatore culturale possa essere un valido aiuto nel necessario percorso di rieducazione alla legalità e alla vita sociale.
Per altri detenuti abbiamo in atto dei corsi d’istruzione di scuola primaria e secondaria seguiti da assistenti volontari ex art. 17 o.p. per sostenere gli esami d’ammissione da privatisti. Oltre alla formazione scolastica e professionale sono attivi dei corsi, finanziati dall’Amministrazione Penitenziaria, finalizzati alle “attività trattamentali ed educative” per detenuti tossicodipendenti, quali corsi di lavorazione della ceramica per i detenuti appartenenti alla sezione di primo livello tossicodipendenti, sezione denominata “Ricominciare”, prendendo il nome dall’ Associazione di Volontariato che da diversi anni collabora con l’Amministrazione, che ospita detenuti che aderiscono ad un progetto di trattamento seguito dalla equipe penitenziaria integrata da operatori del SERT. Agli stessi detenuti è destinata la coltivazione dell’orto biologico.
Oltre all’Associazione “Ricominciare” che viene in supporto ai detenuti nei bisogni ordinari nonché, collaborando con l’Amministrazione alla promozione d’attività trattamentali a loro favore, sono altresì presenti gli assistenti volontari del gruppo Diocesi che fanno capo al Cappellano dell’Istituto, che oltre a venire in supporto alle esigenze materiali dei detenuti sono di supporto per l’attività spirituale, con l’animazione delle liturgie e catechesi.

Quale cambiamento avviene, nei detenuti, dall’arrivo al rilascio?

I detenuti, all’atto dell’ingresso, seguono una procedura, detta “Servizio Nuovi Giunti” che prevede le fasi dell’immatricolazione, dei controlli finalizzati all’accertamento sanitario, il primo colloquio di conoscenza con gli operatori del trattamento che seguiranno il detenuto nel percorso detentivo. I detenuti sono informati dagli operatori, all’atto del primo ingresso, delle opportunità trattamentali e dei progetti pedagogici presenti nella struttura, delle attività lavorative o professionali che sono in corso. Sono inseriti in una graduatoria per i cosiddetti lavoranti e se hanno delle specializzazioni sono segnalati per i lavori specialistici.
Oltre ad essere informati sulle norme penitenziarie presenti (per i detenuti stranieri tramite i mediatori culturali), è fornita loro l’informativa rispetto ai progetti pedagogici attivi nella struttura. I detenuti tossicodipendenti sono informati della sezione di primo livello e, se interessati, si sottopongono volontariamente sottoscrivendo il patto trattamentale, a farsi seguire dagli operatori del trattamento e dagli esperti per valutare il loro ingresso presso la sezione di primo livello.
Ai detenuti per reati cd di riprovazione sociale (maltrattamento, pedofilia, violenza sui minori), è illustrato il Progetto Azzurro, progetto finanziato dal 2003 dalla Regione Piemonte e, se decidono di aderire, s’impegnano a sottoscrivere il patto trattamentale propedeutico alla presa in carico dagli operatori dell’equipe specializzata per valutarne l’ingresso e la partecipazione al Progetto stesso.
Compito dell’Amministrazione Penitenziaria è quello di fornire al detenuto in genere delle possibilità, degli strumenti che gli consentano di valutare il proprio vissuto (rispetto anche alla consapevolezza del reato commesso) per una revisione critica dello stesso e partendo da questo punto favorire la risocializzazione. Nella prima fase il detenuto è chiamato ad effettuare, con l’aiuto degli operatori ed esperti un lavoro d’interiorizzazione e di rielaborazione rispetto al reato commesso.
In un secondo momento, tutti gli strumenti che sono messi a disposizione sono indispensabili a favorire la presa in carico oltre che l’inserimento nel tessuto sociale per il tramite delle Associazioni di Volontariato, degli Enti Professionali e delle Cooperative Sociali e dei servizi territoriali, si pensi ai servizi di psichiatria territoriali, al S.E.R.T., Comunità terapeutiche ,etc.
Quello che è importante è la volontarietà: non si può obbligare il detenuto ad accettare il cambiamento. Bisogna favorire questa possibilità, ma non tutti, effettivamente, sono disposti a cambiare. Si deve lavorare molto sulla consapevolizzazione del reato e soprattutto sulla revisione critica del proprio percorso (sono i due momenti importanti) e per fare questo, i detenuti sono supportati dall’equipe trattamentale che è composta dal Direttore, che presiede l’equipe, e da altre figure di riferimento, previste dall’ordinamento penitenziario, l’educatore, la psicologa, l’assistente sociale, il mediatore culturale, il sanitario, il comandante del reparto, il personale della polizia penitenziaria (coinvolti per quanto concerne la vita interna del detenuto rispetto delle regole che sono comunque fondamentali per un percorso trattamentale ed educativo e socializzante), nonché gli altri operatori penitenziari predisposti ai diversi servizi d’istituto.

Che tipo di rapporto s’instaura tra il personale del carcere?

I rapporti sono di grande collaborazione perché lavorare sulle persone richiede un coinvolgimento da parte di tutti gli operatori. C’è effettivamente un gran lavoro di rete all’interno della struttura, sostenuta anche dall’esterno da Associazioni di Volontariato, Cooperative e da altri Enti locali che, istituzionalmente, sono preposti a favorire l’integrazione con il territorio esterno quali la Provincia con il tavolo GOL e la Regione Piemonte per il finanziamento ed il sostegno di progetti all’interno della struttura. Analogamente per tutti i Comuni che sono interessati ai cosiddetti progetti Regionali della Legge 45 che prevede la possibilità d’impiego di detenuti art. 21 in semilibertà presso queste comunità montane o comunque verso progetti finanziati dalla Regione Piemonte.

Perché Lei ha scelto un lavoro di questo tipo?

Sono laureata in Giurisprudenza e Specializzata in Diritto Amministrativo e Scienza dell’Amministrazione, abilitata Avvocato. La formazione giuridica avrebbe portato ad una scelta forense, come formazione di studi, e di sicuro la scelta di questo lavoro, al di là dell’impatto giuridico che ha una sua valenza, è interessante perché ha come obiettivo l’uomo. Lavorare “con” le persone, non “sulle” persone. Con le persone perché questo è un progetto di collaborazione dove il detenuto è visto non come “oggetto” del progetto pedagogico, trattamentale e socializzante, ma come “soggetto attivo”. Vedere l’utente quale collaboratore di questa scelta è gratificante. E’ la direzione verso la quale tutti gli operatori dei penitenziari sono chiamati, lavorare non “sulla” persona, ma “con” la persona, a sostegno, a supporto di chi ha sbagliato, di chi è stato condannato, è stato giudicato da un Tribunale, quindi ha violato delle leggi dello Stato ed ha bisogno di persone di supporto che lo indirizzino verso una scelta diversa, verso un’alternativa che gli consenta, quindi, un vero e proprio riscatto non solo sul piano umano, ma sul piano sociale e dei valori.
Lavorare con le persone è l’obiettivo importante della mia vita, del mio lavoro, della mia professione e tutto ciò che potrò fare per questo servizio, lo farò, e se anche si riuscirà a recuperare solo una piccola percentuale di persone, è in ogni caso un gran risultato. La mia più grande soddisfazione è il riscontro che viene direttamente da detenuti o ex detenuti.
Avere delle risposte d’incoraggiamento da parte degli stessi (che continuano anche dimessi ad avere contatti con le istituzioni, con gli operatori), nonostante tutte le difficoltà obiettive che giornalmente abbiamo e con le quali ci confrontiamo, significa che siamo stati considerati come dei compagni di viaggio e questo è, per me, la soddisfazione più grande. Nelle difficoltà emerge e si afferma il principio del lavoro in rete che coinvolge tutti gli operatori non solo impegnati professionalmente ma coinvolti sul piano umano proprio perché lavoro itinerante (inteso come percorso) con l’uomo.

 

pagina realizzata da Giorgio Gulmini e Patrizia Umilio



30 aprile 2007

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