L'insubordinazione nel Biellese a fine Trecento
di Andrea De Palma (andrea@biellaclub.it)
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Nel
1379 il comune di Biella, prima sottoposto alla potestà dei vescovi di Vercelli,
passa sotto la giurisdizione dei conti di Savoia. Questo cambiamento, pur migliorando
la stabilità politica locale, non avviene del tutto senza contrasti, come si
evince dai tre casi d’insubordinazione verificatisi nel Biellese alla fine del
Trecento e riportati tra i banni contenuti nel Rendiconto di Castellania di
Biella.
Il valore notevole delle sanzioni comminate indica che questi costituiscono
gli episodi più gravi descritti nella nostra fonte per il periodo che va dal
1379 al 1396. Il primo si riferisce a un tradimento ai danni del castellano:
siamo di fronte ad un crimine a sfondo politico, tanto più interessante in quanto
la colpa viene attribuita all’intera comunità di Andorno, multata per ben 2000
fiorini (equivalenti a 3200 lire). Questo abitato sorge sul versante sinistro
della bassa valle del Cervo, mentre Biella si trova circa 6 km più a valle sulla
riva destra del torrente Cervo. Gli statuta maleficiorum prevedono un banno
di 100 fiorini d’oro per i promotori di un tumulto che coinvolga la maggior
parte del popolo biellese. Dunque l’episodio denunciato dai conti di castellania
deve essere apparso alle autorità particolarmente pericoloso. La situazione
istituzionale di Andorno dopo il passaggio sotto i Savoia ci offre ulteriori
chiarimenti. Il capo VIII dell’atto di dedizione stabilisce che, le comunità
biellesi, datesi ai conti sabaudi nel 1379, tra le quali compare anche l’abitato
in questione, siano sottoposte al potere del podestà di Biella; mentre nel periodo
della dominazione vercellese la giustizia in quei territori veniva amministrata
da vicari vescovili e non dal comune di Biella. Una disposizione quindi contraria
alle consuetudini, e come tale portatrice di malumore e disagio tra i sudditi.
Naturalmente la località summenzionata non può contrastare apertamente la dominazione
sabauda, alla quale pure in un primo tempo si era volutamente sottomessa. Esprime
allora il suo dissenso in forme sommesse, le uniche alla propria portata: il
tradimento ai danni di chi rappresenta il potere costituisce un reato peculiare
e assai diffuso, quando sono di fronte forze così diverse. Il capo X della dedizione,
poi, impegna il comune di Biella ad essere fedele al conte e, cosa più concreta,
a conferirgli la somma di 200 fiorini all’anno, che il comune avrà provveduto
a ripartire tra le comunità ubicate sul suo territorio. È dunque probabile che
gli abitanti di Andorno si siano ritenuti eccessivamente gravati da tale contribuzione
e per questo abbiano creato scompiglio.
I rimanenti due casi di insubordinazione vedono protagonisti gli Andornesi Giuseppe
Costanza e Chiaro, condannati a pagare multe rispettivamente di 20 e 15 fiorini
(pari a 32 e 24 lire), proprio per aver rifiutato di giurare fedeltà al signore;
un giuramento che si
riallaccia
a quello più solenne, prestato dai rappresentanti del comune di Biella al conte,
e implicante l’accettazione dell’impegno di versare 200 fiorini all’anno al
conte medesimo. Gli statuti biellesi non contemplano un banno per l’eventualità
che un privato cittadino si astenga da tale impegno. Forse i due condannati
rivestono una carica pubblica. Gli statuti comunali del 1312 prescrivono infatti
60 soldi di ammenda per gli officiales comunis che rifiutano il giuramento di
“facere eorum officium bene et legaliter adinplere”. Certo l’enorme differenza
tra l’entità della pena prevista e quella concretamente inflitta ai condannati
lascia perplessi, pur considerando un possibile inasprimento della sanzione,
dovuto alla progressiva svalutazione del denaro, verificatasi nel corso dei
circa ottanta anni che separano la redazione dei due documenti. Più probabile
l’ipotesi che la sottomissione ai Savoia abbia comportato l’applicazione nel
territorio biellese di qualche disposizione penale, appartenente a una normativa
estranea al nostro comune. Tale intervento sarebbe il risultato di un controllo
più stretto dei rapporti che legano i cittadini ai rappresentanti del potere.
Per tentare di chiarire il motivo che può aver determinato una simile presa
di posizione da parte dei due Andornesi, bisogna considerare la posizione geografica
di Andorno, che abbiamo visto collocata 6 km a nord di Biella. Essa faceva della
località sotto esame un punto di passaggio molto frequentato dagli allevatori
di bestiame transumante, desiderosi di recarsi agli alpeggi dell’alta Valle
Cervo. E dunque, anche le questioni inerenti ai diritti di passo possono aver
favorito l’innescarsi di tensioni tra la città e la comunità vicina.
I tre episodi qui descritti, per quanto sintomatici d’una situazione ancora
in via d’assestamento, non sono comunque mai tanto gravi da incrinare il rapporto
tra Biella e i conti sabaudi: siamo ben lungi dai disordini avvenuti nel 1377,
due anni prima della dedizione ai Savoia, quando i Biellesi, esasperati dalle
vessazioni del vescovo di Vercelli Giovanni Fieschi, si ribellano al punto da
costringere il prelato alla fuga.
Fonti e studi
-
Archivio di Stato di Torino, sezione III, Inventario generale, articolo 10,
mazzo 2, n. 4, e mazzo 3, n. 5.
- SELLA P., Legislazione statutaria biellese, Milano 1908.
- SELLA P., Statuta Comunis Bugelle et documenta adiecta, Biella 1904.