Villa Mosca, a Biella-Chiavazza, in via Milano; dove, il 18 maggio 1859, sostò Giuseppe Garibaldi durante il trasferimento verso la Lombardia delle sue truppe.

 

Ecco una testimonianza scritta dal dott. Silvio Mosca che, nel 1937, riporta quanto gli è stato raccontato da Olimpia Mosca (1843 +1945) figlia dell'avv. Giò Battista Mosca, sposata a Paolo Guillot, di origine savoiarda, banchiere in Torino.

" Quando nel 1849, a seguito della sconfitta di Novara, l'esercito Piemontese causa la rottura dei ponti sul Sesia dovette passare per Biella, i fratelli Giò Battista e Angelo Mosca ospitarono nella loro villa in Chiavazza per alcuni giorni 5 generali, ed Olimpia ricorda di aver visto stirare in casa la bandiera di uno dei reggimenti, alquanto logora dopo la battaglia e la sconfitta subita.

Ricorda pure come, ai primi di maggio del 1859, avendo gli austriaci fatto una breve puntata a Biella la famiglia avesse sotterrato preziosi e titoli dietro la prospettiva di Galliari (interno parco di Villa Mosca) per sottrarli ad eventuali rapine.

Pochi giorni dopo (18 maggio) giungeva a Biella Garibaldi ripartendone il 20 diretto verso la Lombardia, ai campi di battaglia. Prima di partire, passò in rassegna le sue truppe nello stradale di Cossato (attuale via Milano) in corrispondenza della Villa Mosca. Da Angelo Mosca fu offerto da bere e da mangiare a Garibaldi. Olimpia offrì al generale un mazzo di garofani legati dal tricolore ed ebbe da lui una stretta di mano."

Per il resto della sua vita la signora Olimpia, ogni volta che dava la mano ai suoi ospiti, specialmente ai giovani, diceva "Ricordati che stringi una mano che ha stretto quella di Garibaldi".


Il mito di Giuseppe Garibaldi - Non vi è dubbio che Giuseppe Garibaldi (1807-1882) fu colui che più di ogni altro suggerì l'immagine dell'eroe, bello, sincero ed invincibile, così da contribuire in modo singolare a rendere mito e leggenda il travagliato percorso risorgimentale. Di lui scrive lo storico inglese Mack Smith: "All'apice della gloria, Giuseppe Garibaldi era forse il personaggio più celebre d'Italia. Il suo nome era molto più famoso di quello di Cavour e di Mazzini, e molta più gente avrebbe udito parlare di lui che non di Verdi o di Manzoni. All'estero, Garibaldi simboleggiava l'Italia risorgimentale di quei drammatici anni e l'intrepida audacia che tanto contribuì alla formazione della nazione italiana". Nato a Nizza nel 1807, iniziò giovanissimo a navigare con il padre, raggiungendo in breve il grado di capitano. Entrato nella Giovine Italia, per suggerimento di Mazzini si arruolò nella marina militare del Regno di Sardegna, con l'intento di cospirare dall'interno, in vista dell'insurrezione che venne tentata nel 1834. Fallita questa azione e condannato a morte in contumacia dal governo piemontese, si recò nell'America Latina, partecipando attivamente all'insurrezione brasiliana del Rio Grande e alla difesa della Repubblica di Montevideo contro l'esercito del dittatore argentino Rosas. Fu certo questo il contesto che gli permise di maturare quell'esperienza militare che lo rese generale brillante ed efficiente; la tecnica di guerriglia da lui elaborata, infatti, si fondava sostanzialmente sull'imprevedibilità dell'azione, resa possibile dai rapidi spostamenti, sovente notturni, dal coraggio nel colpire gli obiettivi più diversi e impensati, dall'obbedienza e dalla fiducia che nei suoi confronti nutrivano i sottoposti. Ritornato in Italia nel 1848, partecipò in modo significativo ed in alcuni casi determinante alla formazione dell'unità nazionale: durante la prima guerra d'indipendenza, dopo che il re Carlo Alberto aveva rifiutato i suoi servigi (per la vicinanza ideologica con Mazzini), comandò, quando la situazione era ormai irreparabilmente compromessa, una legione di volontari in Lombardia; abbandonato il Nord del paese sempre nel 1848, si recò a Roma, dove difese in modo eroico la Repubblica Romana; sconfitto, cercò di raggiungere Venezia, che ancora resisteva agli Austriaci, ma il progetto si rivelò ben presto irrealizzabile, cosi da costringerlo ad allontanarsi nuovamente dall'Italia. Nel 1859, d'intesa con Cavour, nella seconda guerra d'indipendenza, diresse un corpo di volontari, i Cacciatori delle Alpi: dal primo ministro piemontese, tuttavia, si allontanò ben presto protestando anche vigorosamente, allorquando questi, nell'intento di coinvolgere Napoleone III, ma tradendo il principio di nazionalità, cedette alla Francia la Contea di Nizza. Nel 1860, in nome dell'Italia e di Vittorio Emanuele II, condusse la fortunata spedizione dei Mille, che permise l'acquisizione alla corona sabauda dell'Italia meridionale. Tale impresa, condotta in polemica con Cavour, sia al suo esordio, sia con la decisione di risalire la penisola e di conquistare tutto il Regno dei Borboni, senza procedere all'immediata annessione della Sicilia, lo fece assurgeré definitivamente ad eroe nazionale, simbolo popolare della volontà di libertà ed indipendenza. Per nulla soddisfatto della conclusione della guerra di liberazione, che non aveva coinvolto lo Stato Pontificio, dal 1861 in poi Garibaldi si adoperò in ogni modo, nell'intento di portare a termine l'opera di unificazione dell'Italia, con quella politica del "fatto compiuto" che cosi grandi risultati aveva prodotto. Agendo sempre ai limiti della legalità, si trovò ora appoggiato dal governo italiano, ora gravemente ostacolato per motivi diplomatici e di prudenza politica, fino a trovarsi contro l'esercito regolare: furono questi gli episodi di Sarnico, Aspromonte e Mentana. Infine, e l'episodio è degno di nota, dopo aver combattuto i Francesi in Italia, si unì a loro nel 1870 contro la Prussia e a differenza di Mazzini giudicò positivamente la Comune di Parigi. (estratto da "Nuove Prospettive Storiche" II Vol. - Editrice La Scuola, 1997 - http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Personaggi/Garibaldi01.htm#seppe)


09 marzo 2003
Si ringrazia il dott. Silvio Mosca per la gentile disponibilità.
Da una ricerca di Giorgio Gulmini.